venerdì 26 giugno 2015

MOVIDA, ANTIMOVIDA


Si potrebbe parlare del nuovo buco da 500.000 euro che anche quest'anno ha infestato i conti della macchina mangiasoldi denominata CREAF. Oppure della sentenza del Tribunale di Londra che, a sorpresa, ha dato ragione al Comune di Prato dichiarando nulli tutti i contratti dei famigerati Swap sottoscritti da una vecchia giunta comunale. Oppure della contestazione che alcuni abitanti di Casale hanno riservato a Giunta e maggioranza per la localizzazione da quelle parti del nuovo polo per gli inerti della Varvarito.
Ma, anche oggi, sui quotidiani pratesi imperversa un vecchio argomento!
Puntuale come il Superquark di Piero Angela, anche questo inizio d'estate è caratterizzato dal tema: movida si o movida no! E' giusto che il Centro Storico si trasformi, quasi ogni sera, in terra di scorribande alimentari ed alcooliche per torme di giovani (e meno giovani) che, fatalmente, producono molti fastidi ai residenti? O sarebbe più giusto che anche i cittadini abitanti nel centro avessero a disposizione le ore notturne per un giusto riposo? Silenzio o caos? Devono essere incoraggiate quelle attività economiche (per lo più guidate da giovani..) che attirano una clientela vogliosa di spassarsela allegramente tra uno shottino e l'altro? O, viceversa, sarebbe utile dirottare queste attività verso altre locations in grado di rispettare tutti i cittadini?
E' assai difficile stabilire quale sia la corretta linea da seguire. Difficilissimo il compito dell'amministrazione comunale. Alla ricerca di un corretto equilibrio tra le due contrapposte esigenze.
E cosa potrà mai significare il fatto che a fronte di diverse aperture di locali "da movida" chiudano (o versino in difficoltà da anni..) altri esercizi con vocazione diversa e "più alta" (Vaj, Piazzetta, Logge)?
Certamente il richiamo alla ricerca di un possibile equilibrio tra attività economiche ed esigenze della residenza fa parte del gioco. Non esiste sindaco o amministrazione che non tenti di proporlo. Tanto non costa nulla. Anche se il risultato lascia poi alquanto a desiderare.
Perchè quell'equilibrio poggia su basi assai diverse. Per quanto ci si richiami alla buona educazione ed al civismo decisiva risulta essere sempre la quantità di alcol che scorre nelle vene dei "movidari" (tanto) e nelle vene di residenti (poco).
Qualche città (Firenze ad esempio) sceglie allora la strada di dirottare verso locations più lontane (Cascine) i suoi locali più frequentati. Altre (Prato) cercano di diluire in più piazze gli appuntamenti a rischio. Magari con il non voluto risultato di coinvolgere nell'inevitabile "casino" notturno più parti di città.
Movida o antimovida dunque? L'impressione prevalente è che il fenomeno sia difficilmente governabile, forse, al più, contenibile. Pare difficile imbrigliare l'esuberanza giovanile o la volontà di far cassa degli esercenti interessati.
Per i residenti nelle vicinanze dei locali della movida allora è consigliabile mettere doppi vetri e munirsi di utilissimi tappini antirumore. Poi la nottata passerà!! 

martedì 23 giugno 2015

INGIUSTIZIA


Si è tenuta ieri mattina in Tribunale, indetta dall'Ordine degli Avvocati pratesi, l'annunciata assemblea pubblica per denunciare, per l'ennesima volta, lo stato comatoso della Giustizia a Prato. Mancano magistrati; mancano impiegati; mancano strumenti di lavoro.
Sono ormai diversi anni che la situazione dell'amministrazione giudiziaria a Prato è questa. L'hanno dichiarato gli stessi responsabili del Tribunale, gli avvocati, tutti i partiti politici pratesi.
Sono anche innumerevoli le promesse che Roma, qualsiasi Governo ci fosse, ha fatto a Prato.
Promesse rimaste sulla carta o dichiarazioni buone per apparire in una delle notizie minori dei quotidiani. Ieri tutti gli intervenuti non hanno fatto altro che ribadire lo stato, miserevole, delle cose al Tribunale di Prato. Ma più che i presenti alla riunione quelli che hanno fatto davvero scalpore sono stati gli invitati assenti. Mancava il Prefetto (o un suo delegato). Mancavano tutti e quattro i parlamentari cittadini (Giacomelli, Martini, Mazzoni e Nesi). Mancavano tutte le associazioni economiche e sociali della città. Il flop della partecipazione (al quale ha fatto da contraltare la mancata presentazione da parte degli organizzatori di un qualche documento finale..) può essere interpretato come mancanza di comprensione della gravità della crisi da parte della città. Quasi a ridurre la questione ad un dibattito a due tra avvocati e magistrati.
Purtroppo, tuttavia, non è affatto così. La lunghissima crisi del Tribunale pratese riverbera i suoi effetti su tutti i cittadini e perfino sulla stessa economia pratese.
Se al "normale" funzionamento della Giustizia italiana si sommano tutte le carenze denunciate a Prato l'effetto è quello di procedimenti e processi che si dilatano e diluiscono per anni ed anni.
Certamente per qualcuno è anche conveniente che le cose vadano ancora avanti così. Arrivano le prescrizioni dei reati o la loro sopravvenuta impercettibilità. 
Esemplare, in questo caso, la fine del processo relativo alle Cascine ed alla Fattoria medicea. I presunti responsabili se la sono cavata con un leggero buffetto.
Una moderna e democratica società non può sopravvivere a lungo senza amministrare correttamente la Giustizia.
A lungo andare, ed è il caso di Prato, invece di proporre il rispetto delle regole e delle leggi, viene avanti il suo esatto contrario: se non c'è Giustizia c'è Ingiustizia!