venerdì 16 settembre 2016

BASTA UN Sì

Basta un sì
Eccolo! E' arrivato il primo testo (a favore del Sì). Lo pubblichiamo integralmente qui sotto.

LE MIE RAGIONI DEL SÌ

Ho iniziato a seguire con passione la politica circa quattro anni fa, mentre Beppe Grillo si stava apprestando a girare l’Italia con lo “Tsunami Tour”. Votai il M5S, anche con un certo entusiasmo, alle politiche nel Febbraio del 2013. Quel mio voto, come credo anche il voto di gran parte degli italiani che scelsero di pancia il M5S (e che poi avranno anche modo di ricredersi), fu un messaggio abbastanza chiaro a quella classe dirigente: o cambiate o ve ne andate. La risposta a questo cambiamento che chiedeva l’Italia però, in quei giorni, stava costruendo la sua vittoria al congresso del Partito Democratico che si sarebbe tenuto qualche mese dopo, in Dicembre. La risposta a quel cambiamento si chiamava, e a mio avviso si chiama tuttora, Matteo Renzi.

Il Referendum Costituzionale di Novembre metterà gli italiani davanti ad una scelta molto semplice: cambiare o rimanere così come si è. La Riforma poteva essere migliore ? Sicuramente. Tutto potrebbe essere migliore. Non dimentichiamoci però che da decenni inseguiamo, come nazione, una svolta storica. Fin dall’inizio, gli stessi padri costituenti lamentarono alcuni vizi del bicameralismo e la discussione su come cambiare quella parte di Costituzione non ha mai smesso di animare il dibattito politico.

Osservo amareggiato le posizioni di Bersani e di D’Alema. Tatticismi politici che sono alla base della distanza sempre più grande tra cittadini e politica. Preferiscono veder naufragare questo progetto che non li ha visti protagonisti, anziché eventualmente riconoscere a questa nuova classe dirigente il merito di aver riformato il Paese. Insomma, quella logica del “Se deve vincere il nostro partito ma a noi non tocca la gloria, allora meglio perdere” che ha caratterizzato il centrosinistra per tutto il ventennio berlusconiano.

Le critiche che sento o che leggo a questa riforma sono spesso frutto di opportunismo politico e di tatticismo. Proprio quello che, come ho scritto sopra, allontana i cittadini dalla politica e che i cittadini sono sempre più stanchi di osservare. Mi capita spesso di discutere del Referendum di Novembre tra normali cittadini e in tanti si chiedono come si possa votare NO.

Questa non è una riforma contro o a favore di Matteo Renzi. L’occasione di cambiare è molto più importante, mi perdonerà, della carriera politica del Presidente del Consiglio, della Boschi e degli altri ministri. Lui ha commesso un grave errore cercando di personalizzare questo passaggio politico. Anche se, personalmente, non capisco neanche tutto questo clamore attorno a quanto dichiarò. Questo Governo si è dato la sfida importante di riformare quella parte di Costituzione. Se gli italiani dovessero bocciare questa riforma, normale che Renzi presenti le dimissioni a Mattarella. E anche le polemiche sul suo eventuale ripensamento e sulle elezioni che si terranno comunque nel 2018, non stanno in piedi. Un conto sono le sue dimissioni, che ha confermato, un altro sono le elezioni, che si terranno, appunto, nel 2018.

Le opposizioni, interne ed esterne, continuano a premere il tasto su questo aspetto dato che, andando sui temi veri della riforma, le posizioni contrarie sembrano davvero ridicole. Anche a coloro che criticano il nuovo Art. 70, a detta loro troppo lungo e troppo complicato, vorrei ricordare che stiamo parlando della Costituzione italiana, che non deve essere semplice, ma giusta ed equa. Se vogliono leggere qualcosa di elementare e breve, consiglio letture come “Topolino”.

La Riforma Costituzionale, a mio avviso ma non solo, garantirà all’Italia quella stabilità politica che manca da troppo tempo e che, ovunque, è condizione necessaria per una crescita dell’economia. Se dovesse vincere il NO, sinceramente non riesco a immaginare uno scenario roseo. Non sono neanche apocalittico come alcuni pasdaran renziani miei compagni di partito. Cosa succederà ? Renzi si dimetterebbe, Mattarella formerebbe un nuovo esecutivo di larghe intese che governerebbe la nazione fino al 2018 e amen. Non morirebbe nessuno, ma l’opportunità che ci lasceremmo sfuggire sarebbe davvero enorme. Il dramma più grande è che tutto continuerebbe a rimanere così. L’incertezza politica, i tempi legislativi lunghissimi, i costi del Parlamento e tantissime altre nefandezze che lamentiamo da tempo come cittadini continuerebbero a rimanere tali. E l’occasione di cambiare tutto questo per davvero è adesso e difficilmente ricapiterà.

Indubbiamente questa tornata referendaria avrà, come conseguenza, un forte riassetto degli equilibri politici. Difficile immaginare di governare un territorio, sia locale che nazionale, con coloro che oggi si stanno battendo con ogni loro forza per una posizione diversa rispetto al referendum. Vedremo.

Vi invito infine a leggere e ad informarvi il più possibile sulla Riforma Costituzionale, a prescindere da come pensate di votare. Se volete avere un quadro dettagliato o se volete aprire un vostro comitato (chiunque può farlo, basta essere almeno in cinque), cliccate sul sito ufficiale dei comitati www.bastaunsi.it

Anche a Prato sono nati diversi comitati che si stanno mettendo in rete anche se devo dire che, onestamente, mi aspettavo da parte del Partito Democratico una maggiore organizzazione e una maggiore spinta. Sono state raccolte poche firme rispetto a quante ne erano state chieste e mi sarei augurato un maggior numero di comitati. Siamo ancora indietro e il lavoro da fare è importante. Sono in molti a giocarsi il proprio futuro e la loro credibilità e non ho visto, almeno fino ad ora, tutta questa premura in vista del referendum. Sicuramente nelle prossime settimane ci sarà un cambio di passo. Ne sono sicuro.

Insieme ad alcuni amici ho formato un comitato che si chiama “Basta un sì - Prato”, che trovate sia su Facebook che su Twitter. Se volete informazioni basta mandare una mail a bastaunsiprato@gmail.com

Con questo gruppo di persone sta nascendo anche un nuovo progetto politico per Prato che annunceremo presto.

Un saluto
Jonathan Targetti

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