giovedì 22 settembre 2016

C'E' CHI DICE NO



Caro mio apolide, ti invio le mie ragioni per il NO al referendum costituzionale. 
Mettiti comodo perché, come mio solito, sono alquanto prolisso. 

Perché dire NO? Perché la riforma costituzionale annichilisce di fatto l’art.138 della Costituzione, che vorrebbero far rimanere la più bella del mondo solamente per garantire il cachet a Benigni. Ma cosa specifica l'art.138? Specifica per ogni legge il doppio esame da parte di due Camere di pari dignità in modo da garantire l’equità delle stesse senza scadere in un metodo di camera unica, agevolata dalla legge elettorale che dà la “maggioranza dei seggi” alla “maggiore minoranza”, dal ricordo tristemente famoso come le “leggi fascistissime” tese a garantire il monopolio del potere da parte di un solo raggruppamento politico giacché non verrà più espressa la volontà popolare violando quei principi di eguaglianza dei voti e di reale rappresentazione politica. La riforma che vuol cambiare 47 articoli della Costituzione ha lo scopo di trasformare il potere di revisione in un potere costituente, cosa che è vietata in primis proprio dal sopracitato art.138!
I fallimenti delle leggi per la “Riforma della pubblica amministrazione” sempre proclamata fin dai tempi di Fanfani, lo “Sblocca Italia”, il “Jobs Act”, trovano la triste realtà quotidiana nella crescita ZERO della nostra economia nonostante i proclami e gli hashtag renziani, e non fanno presagire nulla di buono per il futuro. Si dovrebbero incentivare le imprese, il risparmio delle famiglie e soprattutto garantire il lavoro ai giovani, altro che pensare cambiare la Costituzione!!
Ma tant’é….
Ma poi, quali sarebbero le ragioni del SI?
Il risparmio di soldi pubblici derivanti dal monocameralismo abolendo il Senato? Errore. Il Senato resta con compiti notevoli, anche se non dà la fiducia al Governo e sarà formato da nominati e eletti dai consigli regionali, ai quali viene, tra l’altro, anche a loro assicurata la diaria parlamentare e i relativi benefits oltre che l’immunità con buona pace di chi vorrebbe dimezzare i privilegi della casta! Ci prendono per il culo come quando hanno varato la legge che aboliva le Provincie e poi le provincie sono ancora al loro posto. Con i loro sprechi, i loro soliti rappresentati, il solito apparato, i loro bilanci eccetera eccetera. Sarebbe bastato attuare il federalismo, dare più potere ai governatori regionali e ai sindaci e soprattutto ridurre la Camera a 400 deputati e il Senato a 200. In questo modo si sarebbe potuto parlare, forse, di risparmio. Non certo mantenendone 730 con ulteriori privilegi. 
Secondo i promotori del SI questa riforma abbrevierebbe i termini per la produzione delle leggi. Purtroppo è vero il contrario perché sono previsti da quattro tipi di procedure: leggi di competenza bicamerale, leggi il cui esame da parte del Senato può essere richiesto da un terzo dei suoi componenti, leggi che vanno sempre sottoposte all’esame del Senato e leggi di attuazione dell’art.117, 4° comma, che richiedono sempre l’esame del Senato e le cui modificazioni a maggioranza assoluta dei suoi componenti sono derogabili solo dalla maggioranza assoluta dei componenti della Camera. Troppo difficile da capire? Ok, rimaniamo concentrati su due fattori fondamentali: i tempi che sarebbero immutati rispetto ad adesso e il Senato, qualunque tipo esso sia, avrà lo stesso costo di quello di adesso ma svuotato di reale potere.  
Se poi vogliamo andare nello specifico gli eventuali conflitti di competenza saranno risolti dai Presidenti delle due camere, se caso mai si trovassero d’accordo alla prima. E se così non fosse (per un senso di libertà d’opinione e di interpretazione delle Leggi stesse) tutto verrà rimandato alla decisione della Corte Costituzionale e qui, campa cavallo!!
Altro nodo della riforma è che per i disegni di legge di iniziativa popolare saranno necessarie 150mila firme contro le 50mila attuali. (Negli USA con 100mila online su https://petitions.whitehouse.gov/ il governo federale è obbligato a esaminare la questione)
Ho letto il testo della riforma Renzi-Boschi e se non posso avere la competenza per confutare le sintassi giuridiche posso almeno inorridire per gli errori grammaticali che contiene.
Ricordo che l’attuale Costituzione fu approvata con 453 voti a favore e 62 contrari in un clima di concordia nazionale, scritta da persone di elevato spessore culturale e attraverso un percorso congiunto di tutte le parti politiche. Questa invece non solo non è stata prodotta per iniziativa libera del parlamento, ma sotto dettatura del governo! E perfino tra loro in tanti storcono il naso e chiedono modifiche sostanziali.
Le nostra Costituzione frutto del pensiero socialista post-dittatoriale, si basa su un tipo di economia mista grazie alla significativa presenza dello Stato nei settori chiave come industria, energia, scuola, credito, salute. Questo garantisce il principio di eguaglianza formale e sostanziale dei diritti e della libertà. Con la riforma invece si da via libera definitiva alle privatizzazioni sotto il diretto controllo politico ed economico del capitale finanziario transnazionale, di cui l’Europa dell’Unione monetaria è parte integrante.

DANIELE GOSTINI
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