lunedì 10 ottobre 2016

"LIBERI-Sì"

Appello di “Liberi-Sì”

La campagna referendaria sta anteponendo il giudizio sul governo alla discussione sulla riforma costituzionale. È un grave errore, perché si può essere di centrodestra e riconoscere che la riforma servirà allo stesso centrodestra quando tornasse a vincere.
Se la si guarda senza l’occhio della polemica, la riforma ha innegabili vantaggi. Elimina quel bicameralismo perfetto che richiede che il governo abbia la fiducia in entrambe le camere. La storia recente mostra che questo risultato è difficile da ottenere con qualunque legge elettorale, perché mentre i deputati sono eletti “a suffragio universale” i senatori sono eletti su “base regionale”, e perché quattro milioni e mezzo di cittadini votano per la Camera e non per il Senato. Come si ricorderà, nel 1994 Berlusconi ebbe la maggioranza alla Camera ma non al Senato, nel 1996 Prodi la ebbe al Senato ma non alla Camera, e nel 2006 lo stesso Prodi vinse con un margine di 25 mila voti alla Camera, ma perse al Senato.
La riforma costituzionale corregge anche l’attuale estenuante procedura legislativa del “ping-pong”: legifera solo la Camera, e se il Senato si oppone, la Camera avrà l’ultima parola. I senatori saranno ridotti a 95. Diminuiscono i costi della politica. Si riducono le competenze delle regioni. Si aboliscono le provincie. Si abolisce il Cnel. Si limitano i decreti legge. Si introduce l’obbligo del parlamento di votare le leggi di iniziativa popolare.
Gli elettori di centrodestra, in particolare di Forza Italia, sono sempre stati a favore della riforma della costituzione, che fu il primo punto del programma di Berlusconi del 1994. Si sono sempre battuti contro la sinistra della “costituzione più bella del mondo”. E furono sconfitti al referendum del 2006 proprio da quella sinistra. Credo che il centrodestra, come tutti i democratici, i moderati, i liberali, i riformisti, debbano riprendere la vecchia bandiera, anche ora che la sinistra ha cambiato opinione.
Se vincesse il No, due conseguenze sono prevedibili. Primo: la costituzione italiana, che tutti chiedono di cambiare, diventerebbe intoccabile. Chi potrebbe mettere mano alle riforme dopo due referendum falliti? Secondo: se l’Italia si mostrasse irriformabile, nascerebbe una crisi grave. Chi ci darebbe in Europa più flessibilità e sui mercati più fiducia?
Con molte personalità fuori dai partiti, ho costituito il Comitato nazionale “Liberi-Sì” e intendo fare lo stesso a Prato. In vista di un prossimo incontro con la cittadinanza, mi auguro che proprio gli uomini liberi e responsabili di Prato siano disposti ad aderire. In questa occasione, non c’entrano né i partiti né il governo. In gioco è l’Italia.

Senatore Riccardo MAZZONI
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