mercoledì 26 ottobre 2016

REFERENDUM, PERCHE' AL SUD PREVALE (FORSE) IL NO


Non nutriamo alcun dubbio che alla fine nel referendum costituzionale prevarrà il Sì.
Non conosciamo sondaggi demoscopici al riguardo che possano confortare la nostra ipotesi. Tuttavia la sensazione netta è che gli italiani (quelli che vorranno andare a votare..), messi di fronte al quesito, si pronunceranno con forza per il Sì e dunque per il cambiamento della nostra Costituzione (...più bella del Mondo?). 
Purtuttavia esiste una parallela nostra convinzione. Che il miglior risultato per i conservatori verrà sicuramente dal Sud.
Nell'Italia meridionale (a sud di Roma) i cittadini-elettori, di qualsivoglia partito o movimento, sono ormai tradizionalmente e massicciamente abituati a considerare le elezioni come una merce di scambio. Ti assicuro il mio voto (e quello della mia famiglia, dei miei parenti e quello dei miei amici...) se tu, eletto, mi prometti qualcosa in cambio.
Non a caso sta a Sud il più grande bacino di preferenze personali di tutt'Italia. Grande 3/4 volte quello che assicurano, viceversa, gli elettori del Centro e del Nord.
Ecco, allora, che può scattare nella mente utilitaristica dei cittadini meridionali la tentazione di votare per la conservazione di questo sistema. La riforma costituzionale, infatti, toglierebbe a quegli elettori la possibilità di scambiare il loro voto nel 40% delle elezioni. L'abolizione del Senato elettivo e l'eliminazione delle Province lascerebbe nelle loro mani solo il voto per la Camera dei Deputati, quello per la Regione e quello per il Comune.
Sarà forte, pertanto, la tentazione di tirare alcune somme. E di far preferire al cambiamento previsto nella riforma costituzionale un "sicuro" approdo allo status quo. Con la conferma del 100% del voto di scambio.
D'altronde pare appartenere al voto di scambio anche il parere negativo espresso da qualche decina di costituzionalisti. Coscientemente o meno difendono il loro "mestiere". Quello di fornire pareri, consigli e sentenze (dietro lauto pagamento, s'intende...) sulle diverse interpretazioni degli articoli della nostra magna charta. A costoro la semplificazione che si otterrebbe con la riforma (ad esempio l'eliminazione di questo Senato, o la precisazione dei compiti di Regioni e Stato) non fa assolutamente gioco. Gli toglie il pane di bocca. E anche loro, come diceva Flaiano, tengono famiglia

   
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