giovedì 17 novembre 2016

CARO SANTO STEFANO


Il martire cristiano fu ucciso a colpi di pietre e sassi, lapidato. Nell'iconografia ufficiale viene sempre rappresentato con una pietra in testa.
Santo Stefano è il protomartire, ovvero il primo cristiano messo a morte a causa della sua fede.
Infelice destino di un giovane con la sola colpa di aver aderito alla predicazione di Cristo.
Per il nostro nuovo ospedale non si poteva scegliere nome migliore. Il Santo Stefano, ormai da tre anni, non fa che essere bersagliato da sassate scagliate spesso da mano ignota ma a volte anche da mani conosciute e magari amiche. Il motivo è sempre lo stesso: l'ospedale è stato costruito troppo piccolo, non in grado di soddisfare le esigenze della comunità pratese.
Quasi mai, però, i critici del Santo Stefano hanno avanzato ipotesi su quanti posti letto mancherebbero. Ultimamente però è stato affacciato il numero magico: mancherebbero 50/60 posti.
Dopo la sortita di importanti personaggi politici pratesi anche l'assessore alla Sanità regionale Saccardi ha dichiarato di essere disponibile ad un confronto positivo.
Si tratterebbe, in pratica, di realizzare ex novo una palazzina contenente i posti letto mancanti.
Gia! Ma quanti soldi servirebbero alla bisogna? 5 o 6 milioni o molti di più? E chi li pagherebbe?
Quest'anno, detto tra parentesi, la sanità regionale si avvia a registrare un buco di bilancio di circa 40 milioni.
La stessa cifra che, a detta della CGIL, sarebbe necessaria alla sanità pratese per rimettersi in carreggiata e raggiungere i livelli medi di quote sanitarie e di personale delle altre ASL toscane.
In tutto questo bailamme di cifre e richieste spicca il clamoroso silenzio della direzione della ASL pratese e dello stesso ospedale Santo Stefano. Silenzio comprensibile giacchè frutto delle nomine tutte politiche in quei posti di responsabilità. Non possono evidentemente pronunciarsi per non inimicarsi questo o quel politico importante.
Tuttavia qualche cifra dall'ospedale possiamo pescarla. Ad esempio che i posti letto sono utilizzati al 98% delle loro possibilità. Vuol dire che su 540 posti 10/15 sono sempre disponibili per le emergenze e che l'utilizzazione complessiva dei posti letto è assai vicina alla razionale previsione senza causare nè scompensi nè sprechi. E' chiaro che ogni letto non utilizzato comporterebbe una spesa non produttiva. Così come una loro mancanza comporterebbe un cattivo servizio alla comunità. Ma allora se il Santo Stefano è utilizzato al 98% delle sue capacità ricettive parrebbe di capire che i posti letto sono sufficienti. E che le presunte carenze, o non c'entrano un fico secco coll'ospedale o sono frutto di polveroni politici che mirano a qualche altra cosa. 
Pare sicuro comunque un fatto: tra qualche giorno o settimana non si parlerà più dell'ampliamento del Santo Stefano e delle positive accoglienze in seno alla Regione Toscana. Chi vivrà vedrà.


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