sabato 26 novembre 2016

LEGGINGS


E' assai intrigante la notizia di una sentenza emessa da un giudice del Tribunale di Prato in una causa di divorzio. I protagonisti, un lui ed una lei di 50 anni. Con una figlia ventenne.
Il giudice ha ritenuto legittima la richiesta di divorzio del marito a causa del comportamento "non consono" del coniuge.
Alla quale vengono attribuiti atteggiamenti che mal si addicono ad una signora 50enne. Come, ad esempio, andare in discoteca insieme alla figlia. Indossando dei leggings attillati. Che la giudice ha trovato "inadeguati" per una cinquantenne!! O come certi commenti lasciati sul profilo facebook della figlia che potevano far pensare ad una sua relazione, anche sessuale, con un altro uomo!!
Il tutto a comporre un'immagine della signora affatto "vessata e sofferente" bensì "libera e disinibita" (le mogli debbono essere "non libere e inibite?")!
Ragione più che sufficiente, per la Giudice, per condannarla a versare mensilmente al marito 200 euro per il mantenimento della figlia e per acconsentire alla richiesta di divorzio del marito.
Da restare sbigottiti. Magari ci saranno altri e più solidi argomenti che hanno convinto la giudice a concedere il divorzio, non lo sappiamo. Tuttavia non ci pare una gran colpa vestire dei leggings. Che sono per loro natura attillati. Men che meno ci pare riprovevole che la signora cinquantina (come direbbe Montalbano..) forse anche giovanile e piacente, accompagni la figlia, allora minorenne, in una discoteca. E magari si faccia anche qualche giro di danza! Quanto ai commenti su facebook possiamo tranquillamente indicare alla giudice che quanto scritto sul social, se non corroborato da altre prove più consistenti, non può essere considerato prova di disinibizione.
Quanto al fatto che la signora sia stata considerata "libera", e perciò colpevole, occorrerebbe un trattato di femminismo applicato per sondarne l'intima e recondita essenza. Può una donna "libera" essere per questo considerata colpevole di condotte riprovevoli?  
Noi vogliamo confidare che la notizia e gli elementi che la compongono non siano del tutto veritieri e/o completi. E che la giudice avesse tra le mani indizi di "colpevolezza" assai più pensati di un paio di leggings "attillati" (ma esistono anche leggings "non attillati"?), di una discoteca o di una chiacchiera su facebook. Altrimenti quel Tribunale avrebbe comminato una severa condanna sulla base di un bel niente!!  
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