sabato 5 novembre 2016

5 DICEMBRE 2016


Tra un mese esatto sapremo il risultato finale del referendum costituzionale. Se la mattina del 5 dicembre avrà vinto il Sì a Palazzo Chigi non succederà niente. Matteo Renzi incasserà con grande soddisfazione la vittoria sua e della Boschi e proseguirà il cammino verso le elezioni del 2018. 
Se, viceversa, avrà vinto il No, il quadro della politica nazionale entrerà in agitazione. Renzi avrà di fronte a sè due sole opzioni: dimettersi immediatamente (come aveva a suo tempo annunciato..) o restare alla guida del governo sconfitto (come si augurano anche le parti politiche, esterne ed interne al PD, a lui avverse..). In ogni caso si aprirà un periodo di grande incertezza. Se Renzi rimanesse pare evidente che l'unico ruolo che potrebbe ancora giocare sarebbe quello della lame duck. Riconfermato dal Parlamento ma battuto dal voto del Paese reale nella cabina elettorale. Perchè la vittoria del No sarebbe in verità non solo la sconfitta della riforma costituzionale ma, e forse di più, anche la sconfitta del governo e dello stesso Matteo Renzi.
Potrà, in queste condizioni, resistere fino alla scadenza naturale della legislatura (2018) o sarà costretto dalle circostanze a farsi da parte in anticipo?
E' molto probabile che Renzi sia "costretto" a rimanere in carica. Sono le stesse forze di minoranza a chiederlo. E non è difficile comprendere perchè. Un capo del governo "logorato" dalla sconfitta è l'ideale per preparare le elezioni politiche del 2018 confidando nell'ulteriore dèbacle del segretario piddino.
Ma anche la maggioranza avrebbe più di un problema ad ipotizzare un cambio di guida a Palazzo Chigi. Chi v'andrebbe dopo Renzi? E per un solo anno di governo? Non si vede quale personalità del PD (perchè pare evidente che l'individuazione del nuovo primo ministro sarebbe ancora di spettanza del partito di maggioranza relativa...) possa ambire alla sostituzione di Renzi. 
Forse al presidente Mattarella resterebbe un'ulteriore opzione: scegliere una personalità al di fuori dei partiti, un cosiddetto "tecnico" con l'incarico principale di "rassicurare" i mercati nazionali ed internazionali e le autorità bancarie sovrastatali.
Può essere che il PD accetti un passaggio come questo. Gli permetterebbe di "nascondersi" dietro un uomo non suo e preparare con più tranquillità le elezioni.
Elezioni che però potrebbero essere anche anticipate ove Mattarella non riuscisse in nessuno dei suoi tentativi. D'altra parte tutta l'opposizione le chiede già adesso e le chiederebbe a gran forza dopo la vittoria referendaria.
Comunque sia pare chiaro che la vittoria del No aprirebbe un periodo politico di grande incertezza. Ovverosia proprio quello che non vogliono le principali capitali occidentali. In questo momento un'Italia in grave stato d'instabilità non è auspicabile. Perchè, tra l'altro, metterebbe in forte agitazione sia i mercati economici che quelli finanziari. Con ripercussioni del tutto negative per i cittadini italiani in termini di sicurezza dei propri risparmi, dei propri investimenti e del proprio lavoro. E rischiando di contagiare anche il resto dell'Europa. Dove i populismi, più o meno raffinati, non mancano di certo. 

giovedì 3 novembre 2016

CENNI D'ADDIO

   (Cenni è quello con la cravatta)

A causa della sentenza del Tribunale di Prato che il 12 settembre scorso l'ha condannato a due anni di reclusione per la vicenda del crack finanziario della Sasch, Roberto Cenni è stato dichiarato ieri decaduto dalla carica di consigliere comunale. In applicazione della Legge Severino (mai cognome fu così appropriato..). Si conclude in questa brusca maniera legale la parabola pubblica dell'ex sindaco.
Che nel 2009, a capo di una vasta alleanza di partiti e liste civiche, era riuscito a strappare alla sinistra il Comune di Prato, dopo oltre sessant'anni di dominio assoluto della filiera PCI/PDS/DS/PD. 
Certamente per suoi meriti specifici. Allora Cenni appariva come un grande e fortunato uomo d'affari e imprenditore della moda. Nessuno,o pochissimi, in città conosceva i guai che stava già attraversando la sua Sasch! Ma anche, e forse soprattutto, per i demeriti della sinistra. Che s'era sfinita nella corsa interna delle primarie vinte poi dal candidato rivelatosi sbagliato.
Merito di Cenni fu quello di avere costruito un'ottima squadra di Giunta. Con qualche assessore che ancora Prato rimpiange. Ma il demerito maggiore, che poi ha portato l'ex industriale al flop elettorale del 2014, fu la sua incapacità assoluta di tenere insieme una maggioranza eterogenea, litigiosa ed anche infida. 
I cinque anni di governo di Cenni furono caratterizzati da una buona prassi amministrativa e da scelte del tutto condivisibili. Pensiamo, solo per fare l'esempio più eclatante, alla pedonalizzazione di Piazza delle Carceri susseguente all'eccellente ristrutturazione.
Complessivamente la città fu amministrata con diligenza e profitto. E l'amministrazione Cenni risultò anche vincitrice di un vero e proprio braccio di ferro con il Consiag, bastione e cassaforte principale della sinistra, al quale, dopo decenni, tolse dalle mani l'affare della distribuzione del gas.
Naturalmente Cenni non fu esente da gaffes e figuracce. Ricordiamo la proposta di costruire un nuovo stadio di calcio in Via San Martino per Galceti angolo Via Tirso. Ovvero la riesumazione della Torre del Vento in Calvana. O il tentativo di speculazione edilizia sui terreni dell'ex ospedale Misericordia e Dolce. O anche le infinite cautele con le quali si rapportò alla questione cinese. Rifiutandosi, perfino, di far aderire il Comune all'associazione nazionale Italia-Tibet. O quella sua foto seduto sul cesso che ha fatto il giro d'Italia. Per difendere, Dio mio, nientepopodimeno che la Provincia. Oppure, per essersi scelto una pletora di consiglieri, che, se non dannosi in qualche caso, sono apparsi del tutto inutili. Od, infine, per essersi schierato in un primo momento a favore dell'ampliamento di Peretola e successivamente contro!
Cenni sarà pure ricordato per non avere mantenuto la sua promessa elettorale di valorizzazione di Gonfienti.    
Neppure dopo essersi dotato di un consigliere personale che seguiva la vicenda della città etrusca dagli inizi. Con scienza e professionalità. Ma con assai miseri risultati.
In conclusione la sindacatura Cenni verrà ricordata sicuramente per avere interrotto il dominio della sinistra su Prato e per avere governato, pur con tante ombre e contraddizioni, la città con una buona ed onesta amministrazione. Non è tanto ma non è neanche poco! Al cittadino Roberto Cenni, infine, vogliamo augurare un lieto futuro per lui e tutti i suoi famigliari.  

martedì 1 novembre 2016

RITA PIERI VA ALLA GUERRA

Proprio mentre stavamo scrivendo il pezzo sulla mancanza di opposizione al Comune di Prato si è materializzata, forse per banale coincidenza di tempi, un'interpellanza di Rita Pieri (Forza Italia) circa la destinazione alla Rocca Strozzi di Campi Bisenzio dei reperti etruschi rinvenuti nell'area archeologica dell'Interporto. La puntigliosa Pieri chiede all'amministrazione comunale di conoscere le ragioni del trasferimento in altra località del patrimonio archeologico pratese. E chiede alla Giunta Comunale di attivarsi per riportare in città (presso il museo civico...) le opere d'arte destinate a Campi   Bisenzio.
Questa interpellanza avrebbe avuto un senso se proposta da altro consigliere comunale. Ma Rita Pieri è stata assessore alla Pubblica Istruzione nella Giunta Cenni fino a poco più di due anni fa. Possibile che non abbia mai avuto sentore di quello che stava maturando tra Campi, Soprintendenza e Regione Toscana? Ed ancora! Ma se reputava che la migliore collocazione dei reperti archeologici etruschi era il Palazzo Pretorio perchè non ha operato, dall'interno della Giunta di cui faceva parte, per raggiungere questo risultato? D'altronde la valorizzazione di Gonfienti era un punto qualificante del programma di Sindaco e Giunta. Ci si potrebbe domandare, e domandare alla Pieri, quali iniziative la Giunta di cui faceva parte ha messo in campo per raggiungere questo obbiettivo. La risposta sarebbe piuttosto semplice: nessuna! 
In realtà la questione posta dalla Pieri, strumentalmente spalleggiata da un ex inutile consigliere del sindaco Cenni e dalla sua teatrante pupilla, puzza lontano un miglio di provincialismo e localismo populistico. Se il Comune di Prato avesse davvero tenuto a far restare in città tutti i reperti avrebbe potuto percorrere la strada dell'Antiquarium in Villa Niccolini ovvero quella dell'antico Mulino, sul quale c'era anche il consenso della Soprintendenza. Ma anche questa possibile iniziativa è morta sul nascere per mancanza d'interesse e volontà del nostro Comune (sia quando c'era l'amministrazione di centrodestra, sia prima ed adesso con le amministrazioni di sinistra).   
In realtà durante la sindacatura di Cenni nessuno ha mosso un dito per Gonfienti. Al contrario di Campi Bisenzio che ha individuato nella ristrutturata Rocca Strozzi l'ideale location ove collocare i reperti etruschi. Dove, giustamente, troveranno degna accoglienza anche quelli pratesi bistrattati dai nostri amministratori. Per noi, che siamo da tempo schierati per una città d'area vasta, Rocca Strozzi è comunque una buona soluzione. Rinfoderi le armi, dunque, la cara Rita Pieri e ripensi alle occasioni perse o gettate al vento quando era esponente di punta della Giunta Cenni.