giovedì 19 gennaio 2017

AVVOCATIvsBIFFONI


Le dichiarazioni del sindaco Biffoni, anche nella sua qualità di delegato nazionale Anci per i problemi dell'immigrazione, favorevoli all'apertura di nuovi C.I.E. in tutte le regioni italiane, fanno discutere.
Anche se accompagnate da un cauto invito a non derogare dai tempi di permanenza degli emigrati in quelle strutture il beneplacito del sindaco di Prato appare fuori luogo. Intanto perchè, comunque, Biffoni sa benissimo che la richiesta di tempi brevi di permanenza è una pia illusione stante le regole e l'organizzazione attuale dei C.I.E.. Ma, e anche di più, perchè non affronta la vera natura di questi centri. Che paiono essere stati concepiti non per dare una risposta moderna, civile e democratica al problema dell'immigrazione quanto a metterla il più possibile in un cantuccio, per renderla la più invisibile ed indolore possibile per quelle correnti razziste, xenofobe ed isolazioniste dell'opinione pubblica nazionale. Al proposito dice bene la Camera Penale di Prato sostenendo che "La proposta formulata dal Ministro dell’Interno sulla scia dei tragici fatti di Cona e dell’ondata emotiva che ne é scaturita, di aprire Centri di identificazione ed espulsione in tutte le regioni italiane di recente condivisa pubblicamente anche dal sindaco di Prato, ripropone una risposta sbagliata e già rivelatasi fallimentare al problema della gestione dei fenomeni migratori. La finalità con cui i C.I.E. sono nati, ossia identificare i soggetti per poi procedere al loro rimpatrio, si è infatti scontrata con la concreta difficoltà di eseguire i rimpatri stessi, sia per la mancanza dl accordi bilaterali con i paesi di provenienza dei migranti, sia per gli elevati costi di queste strutture, che hanno finito per trasformarsi in luoghi di detenzione per persone che non hanno commesso alcun reato o, se lo hanno commesso, hanno già scontato la loro pena, rimanendo, spesso a lungo in queste strutture, quasi terra di nessuno, dove non sono invocabili a chiare lettere neppure le garanzie che sono proprie dei “veri” detenuti".
"In uno stato di diritto le soluzioni del problema immigrazione non possono prescindere dal rispetto dei diritti umani inviolabili e vanno piuttosto ricercate nell’applicazione effettiva delle misure già esistenti, quali l’accompagnamento immediato alla frontiera, investendo nel rafforzamento delle procedure di identificazione (ed anticipandole alla fase di espiazione della pena per coloro che provengono dal circuito penitenziario), nella stipula di accordi bilaterali con gli Stati esteri per rendere effettiva la collaborazione internazionale per il rimpatrio, nello snellimento delle procedure per l’ottenimento dei titoli di soggiorno per chi ne abbia i requisiti ed in serie politiche di integrazione degli immigrati regolari. La Camera di Prato esprime quindi la propria ferma contrarietà all’apertura di nuovi C.I.E., ritenendo che andrebbero anzi chiusi quelli già esistenti e comunque drasticamente ridotti i tempi di permanenza al loro interno, che sono andati incontro, nel corso degli anni, ad una drammatica ed inaccettabile dilatazione".
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