martedì 10 gennaio 2017

L'INDAGATO


Ha fatto, fa e farà ancora discutere il caso del pratese trentottenne accusato di molestie sessuali nei confronti di una ragazzina di 14 anni e per questo messo dai magistrati agli arresti domiciliari. Se ne è discusso perchè tutti i media cittadini (all'infuori di TV Prato) hanno scritto le generalità del signore sottolineando anche la sua "nobile" ascendenza: suo padre è stato vice sindaco della città. Si tratta, ormai lo avrete inteso, di Gabriele Borchi e del suo papà Goffredo, già vicesindaco con Roberto Cenni. Diversi cittadini si sono scandalizzati del fatto che i media abbiano pubblicato papale papale il suo nominativo invece di utilizzare le iniziali o tralasciarlo del tutto, come ha deciso TVPrato. Ad una domanda specifica su questo aspetto uno dei giornalisti interessati ha risposto che il nominativo del Borchi è stato fatto durante la conferenza stampa dei magistrati che seguono il caso. E l'hanno fatto perchè, dal loro punto di vista, hanno in mano molti elementi che farebbero pendere la bilancia della giustizia verso la colpevolezza dell'arrestato. Dunque è stato in conseguenza di questo atteggiamento deciso e risoluto della magistratura inquirente che i giornali (ma non TVPrato) hanno ritenuto opportuno fare in chiaro nome e cognome. Qualche lettore si è scandalizzato dicendo che si trattava del solito mostro sbattuto in prima pagina. Altri, anche in considerazione della gravità delle accuse, hanno ritenuto che i giornalisti abbiano fatto bene a pubblicarne il nome. Tra i primi spiccavano, ovviamente, gli amici di partito del Borchi. Che protestavano per un trattamento brutale nei confronti del politico di Tavola proprio in ragione della sua appartenenza partitica al centrodestra cittadino. Ambedue gli atteggiamenti sono comprensibili. Chi s'è scagliato contro la pubblicazione delle generalità sa bene che una notizia del genere, accompagnata anche dalla restrizione della libertà personale, fa giungere alla conclusione che l'indagato sia colpevole.
Nel nostro Paese ogni notizia di reato, ogni avviso di garanzia, ogni provvedimento della magistratura viene giudicato dalla stampa e dall'opinione pubblica come l'emissione di una prima condanna. Niente di più fallace ovviamente. La nostra costituzione è estremamente chiara al riguardo: ogni cittadino è da considerarsi innocente (innocente capito...) fino a che non sia stata emessa una sentenza di condanna passata in giudicato.
Le aberrazioni del sistema (tipo quella dei reclusi in attesa di processo...) devono essere interpretate come una brutale deroga a questa norma. Cosicchè, sia stato fatto o no il nome, il Borchi è da considerarsi innocente e le accuse contro di lui tutte da dimostrare in un pubblico processo. 
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