mercoledì 25 gennaio 2017

PROVINCIA A BRANDELLI


Nella foto la prima riunione del Consiglio Provinciale di Prato dopo le elezioni indirette (hanno votato solo i consiglieri comunali dei 7 comuni) tenutesi nelle scorse settimane.
10 persone intorno ad un tavolo dalle misure spropositate, più 2 o 3 impiegati ad assistere.
E' una foto che mette addosso una tristezza infinita. Specialmente considerando che il referendum del 4 dicembre scorso ha, indirettamente, confermato la validità di questi enti.
Certamente si può dire che il voto negativo al loro scioglimento deriva da valutazioni d'ordine tutto politico (chi ha votato no l'ha fatto, principalmente, per costringere Matteo Renzi alle dimissioni..) tuttavia l'esito è stato quello non soltanto di confermare la presenza delle Province ma anche di ridargli fiato e vigore. Se la legge Del Rio aveva operato una parziale "mummificazione" di questi enti, il No al referendum  rischia di eternizzare la loro presenza. Una presenza, spessissimo, malefica!
Oggi le province sono enti quasi del tutto svuotati di personale e di competenze. Ed alle prese pure con conti finanziari che difficilmente possono permettergli di far fronte agli ultimi impegni rimasti, ad esempio la manutenzione delle strade provinciali.
Sono presiedute dal sindaco del Comune capoluogo. Che, ben volentieri, ne affida la reale gestione ad un suo vice nominato tra i consiglieri provinciali. Insomma un pastrocchio ed un pasticcio all'italiana! Aggravato dall'ormai impossibile scioglimento effettivo e definitivo a seguito dell'esito referendario. Cosicchè i cittadini si troveranno, anche in futuro, a finanziare un ente in via di rottamazione virtuale ma pur sempre vivo. L'unica speranza è che le ridotte capacità economiche impediscano il ripetersi, qui a Prato, di "affari" immobiliari poco chiari o tracolli veri e propri come successo col caso CREAF.
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