domenica 12 febbraio 2017

ORIENTALI'S KARMA

Foto: Pratosfera

Quella di Prato è la più grande, in percentuale sulla popolazione totale, comunità cinese europea.
Nessuno sa dire con certezza quanti siano i cittadini asiatici. Ai 17.000 registrati regolarmente in anagrafe dobbiamo sommare quelli irregolari e/o clandestini. Facile che si raggiunga il doppio degli iscritti, oltre 34.000 persone.  
E' una comunità che permea di sè un intero quartiere alle porte del centro storico: Macrolotto Zero o Chinatown che dir si voglia. Ed è una componente della popolazione pratese ancora in continua crescita. Basterebbe stare un'ora alla Porta Pistoiese per accorgersi del continuo arrivo di nuovi migranti con le loro valige cariche di sogni. Ed è una comunità assai bene inserita nel tessuto produttivo e commerciale della città.
I cinesi hanno ormai colonizzato il Macrolotto 1 e le aree artigianali limitrofe. Dove non si contano più i capannoni ed i magazzini ormai regno delle attività asiatiche. 
Gli orientali si sono inventati un pronto moda che a Prato non esisteva od era assolutamente marginale. I loro prodotti dal Macrolotto 1 invadono poi tutt'Italia e molta parte d'Europa. Le loro merci, infatti, oltre ad essere imbattibili come prezzo di vendita, hanno anche il pregio di potersi velocemente adattare alle richieste della clientela. Quel che non è già pronto si confeziona alla velocità della luce. Basta fare l'ordine. E' anche per questa capacità di adattamento al mercato che le produzioni cinesi sono ambite e ricercate. Certamente sono prodotti seriali e di bassa qualità. Ma sufficienti, per prezzo e standard di produzione, a finire sui banchetti dei mercati italiani e stranieri.     
Di fronte a questo fenomeno, ormai largamente accettato anche dalla popolazione italiana, sono le autorità cittadine a mostrarsi ancora incerte. Divise tra voglia di integrazione ed inviti alla regolarizzazione ed alla legalità. Già perchè questo formidabile asset cinese prospera grazie ad un micidiale mix di marginalità o di vera e propria illegalità. Il rogo di Via Toscana fu la punta di un iceberg che, a tutt'oggi, rimane per lo più sottotraccia.
Cosicchè il Comune viene colto dall'imbarazzo nel dover scegliere strategie d'intervento che possono variare dalla richiesta di repressione alla volontà di apertura e d'integrazione. Ultimamente c'è stato il caso della "Festa delle Luci" e della sua mancata autorizzazione a far volgere il pendolo verso la repressione. Mentre oggi si dà il via libera alle feste (anche centrali) per il Capodanno cinese. 
Chissà che la via dell'integrazione non passi per quella della popolazione autoctona verso quella asiatica.
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