sabato 14 gennaio 2017

NEVE


"Mais tombe la neige, impassible manège" cantava Adamò negli anni sessanta! E la neve doveva cadere anche ieri a Prato. Almeno secondo tutte le previsioni meteorologiche. Anche la protezione civile del Comune aveva allertato la cittadinanza. Invece. Invece ieri mattina alle 6 facevano ben 13 gradi di temperatura e pioveva, pioveva, pioveva.
Della serie come fare a prevedere un evento quasi certo ma che non accade!
C'eravamo tutti preparati: le scarpe "grosse", i berretti di lana, i voluminosi giacconi.
Con fanciullesca felicità si sperava di veder fioccare la bianca manna celeste. Camminare ben coperti sotto la tormenta ci avrebbe fatto bene. E chi se ne fregava se dopo la neve si sarebbe trasformata in ghiaccio rendendo le strade pericolose piste di ghiaccio. Abbiamo le catene apposta. O le gomme da inverno per l'occasione. Sarebbe stato bello svegliarsi con la Calvana imbiancata (solo nel pomeriggio c'è stata una leggera infarinata...), guardare fuor di finestra e vedere che anche il nostro giardino e la nostra strada era ricoperta da un soffice, silenzioso e delicato candido manto. Invece no. Niente di tutto questo. Pioggia e solo pioggia. Solo pioggia e fango!!
Sarà per un'altra volta. Possibile che la neve arrivi, davvero, domenica prossima. Faremo tutto il tifo possibile perchè cada, copiosa, proprio durante Fiorentina-Juventus. Che spettacolo sarebbe vedere viola e bianconeri darsi battaglia su di un campo coperto dalla neve. Noi ci speriamo ardentemente!

giovedì 12 gennaio 2017

NOVE EURO

    Foto La Nazione Prato

E' arrivata, infine, la proposta di ristoro ai propri azionisti della Banca Popolare di Vicenza: 9 euro per azione! Azione che era stata acquistata a 62,50 euro!! Un salasso, dunque, di oltre l'85% dei soldi investiti. Bell'affare davvero! Ed infatti molti risparmiatori rinunceranno al minirimborso e continueranno a far causa alla BPVI. Nella speranza (fondata?) che dalle sentenze dei Tribunali potranno ricavare qualche soldino in più. Finisce così, tra avvocati, tribunali, azionisti e risparmiatori rapinati quella che una volta era una vera e propria istituzione pratese: la Cassa di Risparmio. Banca che ebbe anche l'onore di vedere il proprio direttore d'allora (Arturo Prospero) nominato banchiere d'Italia per l'anno 1979. Poi il crac da 2000 miliardi!! La vendita al MPS e poi alla Popolare di Vicenza del vigneron Zonin.
La Cariprato era la banca dei pratesi. Che si erano abituati a considerarla la loro personale cassaforte fin da piccoli. I genitori, infatti, aprivano in Cassa un libretto di risparmio intestato al figlio minore rimpiguandolo di tanto in tanto con i soldini che avanzavano dalle spese e che finivano nel mitico salvadanaio di ghisa offerto dalla Cassa.  
La gestione della Cassa era un affare tutto sommato risolto amichevolmente. Il Bambagioni presidentissimo ed il Prospero Direttore. Ed uno staff dirigenziale tirato su dall'interno a mollichine di pane. Con la CAP e la Misericordia, la Cassa era l'altra faccia del potere politico cittadino. In Comune i "rossi" dall'altra parte i "bianchi". Senza che nessuno osasse mettere il naso nè di qua nè di la. Una divisione perfetta!
Poi l'irruzione della politica nazionale. Andreottiani contro il resto del mondo. E l'inizio della fine. Con una politica del credito tutta a perdere. E/o, comunque, con la sventura d'incappare in una delle crisi economiche più forti della città. Crediti non esigibili, perdite di bilancio, impossibilità di far fronte agli impegni, crac finanziario e salvataggio da parte di MPS hanno condotto alla situazione attuale. La banca della città, che non esisteva ormai più da anni, inglobata da BPVI ne segue la triste sorte. Da Prato a Vicenza per finire nel baratro. Un viaggio senza ritorno.      

martedì 10 gennaio 2017

L'INDAGATO


Ha fatto, fa e farà ancora discutere il caso del pratese trentottenne accusato di molestie sessuali nei confronti di una ragazzina di 14 anni e per questo messo dai magistrati agli arresti domiciliari. Se ne è discusso perchè tutti i media cittadini (all'infuori di TV Prato) hanno scritto le generalità del signore sottolineando anche la sua "nobile" ascendenza: suo padre è stato vice sindaco della città. Si tratta, ormai lo avrete inteso, di Gabriele Borchi e del suo papà Goffredo, già vicesindaco con Roberto Cenni. Diversi cittadini si sono scandalizzati del fatto che i media abbiano pubblicato papale papale il suo nominativo invece di utilizzare le iniziali o tralasciarlo del tutto, come ha deciso TVPrato. Ad una domanda specifica su questo aspetto uno dei giornalisti interessati ha risposto che il nominativo del Borchi è stato fatto durante la conferenza stampa dei magistrati che seguono il caso. E l'hanno fatto perchè, dal loro punto di vista, hanno in mano molti elementi che farebbero pendere la bilancia della giustizia verso la colpevolezza dell'arrestato. Dunque è stato in conseguenza di questo atteggiamento deciso e risoluto della magistratura inquirente che i giornali (ma non TVPrato) hanno ritenuto opportuno fare in chiaro nome e cognome. Qualche lettore si è scandalizzato dicendo che si trattava del solito mostro sbattuto in prima pagina. Altri, anche in considerazione della gravità delle accuse, hanno ritenuto che i giornalisti abbiano fatto bene a pubblicarne il nome. Tra i primi spiccavano, ovviamente, gli amici di partito del Borchi. Che protestavano per un trattamento brutale nei confronti del politico di Tavola proprio in ragione della sua appartenenza partitica al centrodestra cittadino. Ambedue gli atteggiamenti sono comprensibili. Chi s'è scagliato contro la pubblicazione delle generalità sa bene che una notizia del genere, accompagnata anche dalla restrizione della libertà personale, fa giungere alla conclusione che l'indagato sia colpevole.
Nel nostro Paese ogni notizia di reato, ogni avviso di garanzia, ogni provvedimento della magistratura viene giudicato dalla stampa e dall'opinione pubblica come l'emissione di una prima condanna. Niente di più fallace ovviamente. La nostra costituzione è estremamente chiara al riguardo: ogni cittadino è da considerarsi innocente (innocente capito...) fino a che non sia stata emessa una sentenza di condanna passata in giudicato.
Le aberrazioni del sistema (tipo quella dei reclusi in attesa di processo...) devono essere interpretate come una brutale deroga a questa norma. Cosicchè, sia stato fatto o no il nome, il Borchi è da considerarsi innocente e le accuse contro di lui tutte da dimostrare in un pubblico processo. 

domenica 8 gennaio 2017

PRONTO SOCCORSO

Perde la pazienza al pronto soccorso: urla
e proteste, poi spacca la porta d’ingresso
 (Milano)





 Sono solo alcuni titoli di giornale apparsi il 2 gennaio scorso. Testimoniano di una generalizzata "crisi" dei pronto soccorsi ospedalieri. Da Nord a Sud, dalle metropoli alle piccole città questi reparti vivono in questi giorni i loro momenti di emergenza. La causa è quasi sempre l'anomalo afflusso di pazienti con l'influenza stagionale o altre malattie epidemiche invernali. Questa emergenza interessa anche il P.S. del nostro ospedale Santo Stefano. Si potrebbe anche dire mal comune mezzo gaudio, ma quando si parla di salute dei cittadini questo non è razionalmente possibile nemmeno pensarlo. 

Non c'entra niente la loro dimensione (o sottodimensione). I Pronto Soccorso sono progettati per dare risposte 365 giorni all'anno. E dunque sono pensati in funzione delle ragionevoli medie di richieste d'accesso. Che normalmente sono corrette per 350 giorni all'anno. E vanno in crisi solo per i giorni nei quali si verifica un afflusso anomalo di pazienti. Può essere che anche errori di progettazione facilitino la crisi di queste strutture, tuttavia la causa principale delle emergenze è dovuta al ripetersi in pochi giorni di richieste d'accesso. 

D'altra parte i P.S. vengono progettati sulla base di parametri abbastanza precisi che riguardano le dimensioni dell'ospedale, gli abitanti del territorio di competenza e il numero dei cittadini che potrebbero averne bisogno. 

Va da sè che non è pensabile costruire P.S. che tengano conto dei giorni di crisi. Ossia con un dilatamento dei posti a disposizione. Posti che durante quasi tutto l'anno sarebbero liberi e rappresenterebbero un costo troppo alto della spesa sanitaria.

C'è da osservare che un corretto funzionamento dei P.S. presuppone che esista all'esterno un valido filtro delle richieste d'accesso formato prevalentemente dai medici di base e dagli altri presidi sanitari extraospedalieri e territoriali.

Chiaro che quando questo sistema non esiste oppure non è in grado di dare risposte certe al cittadino il P.S. diventa l'ultima, e unica, via d'uscita.   

Dunque i nostri supercritici locali del P.S. del Santo Stefano prima di blaterare dovrebbero informarsi e riflettere.