sabato 25 marzo 2017

PANCHINE


Calmi. Tranquilli. Non parliamo di calcio. Non parliamo di allenatori e vice allenatori che vanno o vengono. Non parliamo neppure di giocatori. Anche perchè negli stadi di calcio non esiste più la classica panchina. Sostituita da comodissime poltroncine anatomiche in pelle dai variegati colori.
La nostra panchina è proprio la "panchina" per sedersi.
Ogni città, piccola, grande o grandissima, che si rispetti offre ai propri cittadini ed ai turisti occasionali la possibilità di sostare mettendosi a sedere su delle panchine più o meno comode più o meno numerose. Di ferro, di legno, di ferro e legno, di plastica, in muratura, in pietra, una panchina è un oggetto essenziale del decoro urbano. Alcune città non ne hanno molte (Roma, ad esempio...) altre ne hanno tantissime (Torino, ad esempio...). Ma tutte permettono una sosta ristoratrice. Qui da noi a Prato non è che pulluliamo di turisti. Le panchine, quando ci sono, servono più che altro agli autoctoni. Quando ci sono, per l'appunto. E a Prato le panchine sono un addobbo rarissimo. Spesso provengono da un lontano passato (come quelle di Piazza Mercatale intorno al tondo..). Oppure sono frutto di ristrutturazioni più recenti (quelle in piastrelle di ceramica di Piazza S. Agostino). Ma, spesso, le panchine non ci sono proprio.
Non ci sono, ad esempio, nella vasta Piazza del Duomo (se non nello slargo che fiancheggia la Chiesa dalla parte di Via Garibaldi). Non ci sono in Piazza delle Carceri. E nemmeno nelle piazzette limitrofe. Non ci sono in Piazza San Domenico. Non ci sono in Piazza San Marco. Non ci sono neppure in Piazza del Pesce. O in Largo Carducci. Non ci sono in Piazza San Francesco. E neppure in Piazza Lippi. Neanche una panchina in Piazza del Collegio. Nessuna panchina nella pedonalizzata Via Magnolfi. Non ci sono nemmeno nell'elegante Via Pugliesi.  
Dove ci sono, come in Piazza del Comune, fanno schifo alla città. Sudice, piccole, malmesse, scomode!
Altre volte le panchine sono state pietre dello scandalo. Come quando furono installate, ma subito rimosse, da Piazza Duomo. Dice che ci sostavano gli extracomunitari. E non andava bene. Non faceva "decoro"!  Nel Centro Storico di una città le panchine hanno un senso. E lo avrebbero anche di più se fossero scelte con un minimo di buon gusto. Non è il caso della nostra città. Le ultime messe in Piazza del Comune sono francamente deprimenti. Sia per il colore (bianco ma molto tendente all'Isabella) sia per la forma e quindi per l'estrema scomodità d'uso. Ma se una panchina non è anche comoda che panchina è?  Queste sembrano essere state scelte da un sadico assessore o funzionario proprio per non far mettere a sedere la gente. O per farcela stare scomodissima. Prafrasando Blob possiamo tranquillamente affermare che sono "La cosa più brutta che ho visto in vita mia. ".

giovedì 23 marzo 2017

VOTO A BIFFONI


La sindacatura di Matteo Biffoni era partita sotto una buona stella. Perchè con un'ottima performance elettorale era riuscito a strappare al centrodestra di Roberto Cenni la poltrona di primo cittadino. Ricomponendo un percorso interrottosi bruscamente nel 2009 a causa dell'imprevista ed imprevedibile affermazione dell'ex patron della Sasch. Per candidarsi a sindaco Biffoni, spinto da Matteo Renzi, aveva dovuto rinunciare al suo scranno di parlamentare. Un sacrificio non da poco. Però lo attendevano cinque anni di lavoro duro ma entusiasmante. Specialmente perchè il suo personale programma elettorale prometteva di fare di Prato una città di respiro europeo. Doveva proprio essere un'altra storia! come ammiccava il refrain della sua campagna elettorale. A quasi tre anni dalla sua elezione possiamo dire che Biffoni sia riuscito a mantenere le sue promesse? Ci pare proprio di no! Chi gira oggi per Prato può pensare a tutto fuorchè di trovarsi in una città europea. Nonostante le 110 etnie che la abitano Prato non riesce ad elevarsi al di sopra della sua dimensione di paesone provinciale.
Dopo averlo fatto con tutta la Giunta non rimane che dare un voto anche al Sindaco. Sarebbe una piena insufficienza. Ma Biffoni comunque si guadagna mezzo voto in più per non essersi fatto trascinare, nonostante qualche vecchia avventata dichiarazione, nella polemica politica intorno alla nuova pista dell'aeroporto di Peretola. Purtroppo però per il sindaco c'è anche un mezzo voto in meno per essersi iscritto a Facebook come "Biffoni Matteo"......!! Dunque 5 pieno!! Con tutto il tempo, anche se non moltissimo, per rimettersi su una migliore carreggiata. 

martedì 21 marzo 2017

EFFETTO PRATO


Non crediate che i tempi non siano ancora maturi. E che di acqua sotto i ponti ne debba passare ancora parecchia. In realtà per chi vuole partecipare il momento è adesso. E' da ora che si deve cominciare a programmare una presenza. Che non voglia essere di pura testimonianza. Stiamo parlando, naturalmente, delle prossime elezioni amministrative del 2019. Che si preannunciano assai incerte e per questo molto ma molto interessanti. La caduta di consensi che riguarda l'attuale sindaco Matteo Biffoni è probabile che si accentuerà via via che ci avvicineremo alla scadenza elettorale. Così tanto che la sua nuova ripresentazione come uscente non sarà di per sè fattore decisivo dello scontro. D'altronde già oggi Biffoni rimane sotto, di molto, il livello di consensi raggiunto nel 2014. E tutto fa pensare che un altro anno e mezzo di immobile amministrazione non farà che peggiorare la sua performance. Aprendo vaste praterie ai consensi in cerca di un'alternativa alla sua sindacatura. 
Tuttavia i partiti tradizionali dell'opposizione non paiono essere capaci di diventare elementi necessari ed indispensabili per la vittoria. Troppo schiacciati sui loro confratelli nazionali, troppo identificabili con esperienze perdenti in partenza. Neppure una loro lista unitaria potrebbe riparare ai danni d'immagine che in questi anni li hanno duramente colpiti. Eppure nel 2019 c'è la concreta possibilità di strappare il Comune di Prato a questa sinistra stanca e in disfacimento.
Sono tanti i segnali in questo senso che vengono dalla società. Sono tante le contraddizioni che si sono aperte anche nell'apparentemente immutabile sinistra. La recente scissione avvenuta nel Partito Democratico è lì a dimostrare che non ci sono più tabù insuperabili.   
Anche gli altri partiti tradizionali non se la passano bene. A parte il Movimento di Grillo sono tutti più o meno alla ricerca di una posizione e di un ruolo politico. Che per il momento non trovano affatto. 
E' partendo da questo abbozzo di analisi politica che un gruppo di cittadini ben determinato e deciso sta pensando di presentarsi alle prossime amministrative con una lista civica. Un listone, anzi, che raccolga al proprio interno tutti quelli che hanno giudicato criticamente l'esperienza biffoniana. E' pronto anche il nome della lista. Si chiamerà "Effetto Prato". In questi giorni alcuni esperti sono al lavoro per sceglierne anche il simbolo. Nomi? Siamo stati caldamente pregati di non farne. Perchè comunque sarebbe arrivata una netta smentita. Ma i nomi sembrano esserci. Ed anche di personaggi importanti e noti in città. Non resta che attendere il maturare delle cose!

domenica 19 marzo 2017

TABAGISMO


L'Italia è il Paese perfetto per i tabagisti. Basta rintracciare e seguire le grandi "T" dei negozi per acquistare sigari e sigarette fornite addirittura dal Monopolio di Stato. La lotta al tabagismo da noi si esprime soltanto con le immagini "forti" stampate sui pacchetti. Ma comprare le sigarette è un gioco. Non solo perchè ci sono negozi dedicati ma anche perchè altri esercizi (bar) tengono a disposizione dei clienti le bionde passioni. Praticamente in città ogni cento metri il tabagista può trovare e rifornirsi di ciò che serve per soddisfare il suo viziaccio. E le sigarette sono sempre fornite nella loro confezione e nel colore tradizionale. 
All'estero non è affatto così! Il tabagista di passaggio deve fare parecchia fatica a rintracciare l'oggetto del suo desiderio. Non esistono negozi che avvertono della vendita di sigarette. Non c'è insomma la grande "T" come da noi. E non esiste, soprattutto, il concetto di negozio di tabacchi. Le sigarette le puoi trovare in un qualsiasi esercizio. Non segnalato però. L'esposizione dei pacchetti, come in Italia, non esiste. Chi tiene le sigarette deve nasconderle comunque alla vista del cliente. Generalmente dietro uno sportello chiuso. Cosicchè dall'esterno non c'è modo di capire chi tenga in vendita le bionde. Naturalmente tutti questi accorgimenti non bastano a reprimere la voglia di fumo del tabagista. Ma servono tuttavia a non far cadere in tentazione, mostrandole in bella vista come da noi, i pacchetti delle sigarette. Che, spesso, non hanno neppure l'aspetto fisico che hanno nel nostro Paese. Quelle di una grande marca che si contraddistingue per le sue confezioni di un rosso intenso, all'estero sono vendute in schifose confezioni color fango. Solo una dicitura (red) avverte di quale tipo di sigaretta si tratta. L'Italia dunque è il vero Paese del Bengodi per i tabagisti. Ai quali non si richiede alcuno sforzo per alimentare la loro passione. Anzi tutto è facilitato e semplificato al massimo. Sarà così perchè i tabacchi da noi sono un genere di Monopolio e lo Stato si arricchisce bellamente con la loro vendita. 
Per questo, probabilmente, in Italia non partono mai o non attecchiscono le grandi campagne antifumo. Non c'è interesse dello Stato a farle. Anzi vi è l'interesse contrario. Più sigarette si vendono e più la Tesoreria ci guadagna. 
C'è, ovviamente, il rovescio della medaglia. I tabagisti, alla fine, saranno un costo per la sanità dello Stato. E, probabilmente, la spesa per tentare di rimediare ai danni del fumo è ben superiore ai ricavi che si producono. Ma chi se ne frega! Sarà un problema per i posteri!