venerdì 2 giugno 2017

CAPITALE DELLA CULTURA


Agrigento, Agropoli, Alberobello, Altamura, Ancona, Asti, Aversa, Bellano, Benevento, Bitonto, Capaccio Paestum, Casale Monferrato, Caserta, Catania, Ceglie Messapica, Cuneo, Fabriano, Fasano, Foligno, Gallipoli, Lanciano, Macerata, Merano, Messina, Montepulciano, Noto, Nuoro, Oristano, Parma, Piacenza, Pietrasanta, Pieve di Cadore, Ragusa, Ravello, Reggio Emilia, Salerno, Scandiano, Siracusa, Telese Terme, Teramo, Tivoli, Tremezzina, Treviso, Vibo Valentia e Villa Castelli. 
Sono le 45 tra città, paesi e borghi che hanno avanzato la loro candidatura per diventare la capitale della cultura italiana nel 2020. Tra queste anche Prato ha deciso di partecipare alla selezione nazionale.
Insieme a Parma e dopo Catania e Messina Prato è la città demograficamente più grande tra quelle concorrenti. Ma la dimensione in termini d'abitanti non è uno dei parametri sui quali verrà basata la scelta. Ed in effetti insieme a città di oltre 200.000 abitanti, come la nostra, troviamo località sicuramente note e famose ma con un decimo di cittadini rispetto a Prato. I criteri sui quali verrà basata la scelta sono altri.
Dalla ricchezza del proprio territorio al paesaggio, alla capacità d'accoglienza. Ma soprattutto dalla produzione e diffusione della cultura attraverso varie esperienze. Dal teatro al cinema, dalla letteratura alla poesia, dalla danza alla musica, alla pittura, all'archeologia, ecc. ecc..
Prato eccelle soprattutto nel cinema e nella letteratura.
Roberto Benigni, ed è detto tutto, insieme a Giovanni Veronesi ed altri minori segnalano Prato nel primo caso.
Ma Prato è non solo cinema. Anche la più nobile ed antica letteratura vanta un invidiabile palmarès.  
Non a caso Prato può vantare nel giro degli ultimissimi anni ben due vincitori del Premio Strega, l'award più prestigioso e di qualità in ambito nazionale. Sandro Veronesi e Edoardo Nesi sono i due giovani concittadini ad avere vinto il prestigioso riconoscimento. Ma, naturalmente, si aggiungono a queste performances d'eccellenza tutta un'altra serie di atouts! Dalla Cattedrale con il ciclo dei meravigliosi affreschi del Lippi al Castello dell'Imperatore, con a fianco la magnifica Basilica delle Carceri fino al rinato Palazzo Pretorio. Ai quali devono essere aggiunti, in età contemporanea, il Teatro Metastasio ed il Centro Pecci.       
Certo è che se negli anni passati qualcuno avesse osato accostare il nome della città alla cultura (nonostante la presenza di un rinomato Premio letterario Città di Prato) sarebbe stato guardato in cagnesco. Giacchè ogni stilla di energia sprizzante da Prato era dovuta al lavoro ed al mondo del tessile in particolare. Chi avesse battuto altri terreni ed altre strade sarebbe stato considerato un avventuriero o uno con scarsa propensione al lavoro! Massì, un vagabondo! 
E' stata la grave crisi economica che anche da noi s'è fatta sentire a rendere meno periferico e casuale il nostro approccio con il mondo della cultura. Con la quale si può, perfino, mangiare! 
E dunque è giusto accettare questa sfida sulla capitale della cultura. Se ce l'ha fatta Pistoia perchè non credere che anche Prato ha possibilità di farcela?

mercoledì 31 maggio 2017

MACCHINA DA GUERRA


Macchina da guerra! Come altro definire l'organizzazione del Partito Democratico pratese? Una vera e propria macchina da guerra. Al confronto, specialmente, con il nulla delle altre formazioni politiche cittadine, l'organizzazione del PD questo appare.
Una capillare macchina creata per conservare ed arricchire il consenso di cui ancora gode quel partito nella società pratese. Una war machine che copre tutto il territorio, dal centro storico fino alla più sperduta frazione della periferia. L'unica in grado ancora di mobilitare la propria gente. La sola che riesce ancora a far smuovere di casa centinaia di persone per andare a sentire i vari racconti del segretario Gabriele Bosi o di qualche assessore comunale.
Forse, parafrasando Achille Occhetto, non proprio una gioiosa macchina da guerra, ma sicuramente l'unica in grado di intercettare, celebrare, far lievitare e sublimare l'interesse (scarso) dei cittadini verso la politica, cittadina e nazionale. 
Adesso più che mai, anche per merito delle primarie, il PD sembra l'unico partito capace di interloquire con i propri militanti e con gli altri cittadini. Merito non da poco ove si pensi alla scarsa rilevanza che ha oggi la militanza politica in generale. Certamente pesa il retaggio dell'antica organizzazione del defunto PCI, sicuramente il più strutturato in assoluto dei partiti politici nazionali. Ma non è ininfluente la costante volontà dei democratici di mettersi in rapporto con la propria esigente base popolare. Cosicchè mentre gli altri movimenti e/o partiti si rifugiano chi nell'etereo web chi nell'ampio e leggiadro spazio dell'opinione pubblica il PD continua a considerare decisivamente rilevante il confronto diretto con militanti, iscritti ed elettori. Utilizzando certamente anche le nuove tecnologie digitali, ma ancorando il tutto ad un tradizionale lavoro che prevede nel face to face ancora una metodologia efficace e non obsoleta.



lunedì 29 maggio 2017

BIFFONI: ZERO TITOLI


Facendo il bilancio dei suoi primi mille giorni di governo Matteo Biffoni si è lanciato anche nelle previsioni di quello che farà nei prossimi 700: niente!! Il nulla assoluto!. Così che lo stesso sindaco non è neppure in grado, probabilmente per mancanza di risultati, di annunciare la sua ricandidatura per il 2019. "La politica va veloce" sentenzia Biffoni. E dunque non è assolutamente detto che sia ancora lui il candidato del centrosinistra nel 2019. Anche perchè nel 2018 ci saranno le elezioni politiche. Ed una cadrega romana, peraltro già ampiamente assaggiata da Biffoni (...anche se prematuramente scomparsa), fa ancora gola all'attuale primo cittadino. L'interesse biffoniano potrebbe facilmente sposarsi con l'interesse di chi, viceversa, all'interno del PD, è sedotto dalla pazza voglia di sedersi sulla poltrona più ambita del Palazzo Comunale. E con questo trovando una perfetta quadra di ambizioni e volontà! 
Se la politica va veloce, come dice il sindaco, vanno invece lentissimi i programmi del suo governo. Tanto lenti che in sostanza di questa prima sindacatura niente di concreto non solo non vedrà la luce ma neppure sarà cantierizzato. Sottopasso del Soccorso, parco centrale dell'ex ospedale, Bisenzio ecc. ecc.. tutti rimandati a dopo il 2019. Al Biffoni 2 (o a chi per lui). Non un grande risultato specialmente per chi, come Biffoni, intendeva fare di Prato una città dal respiro europeo.  
Invece anche stavolta ci dobbiamo accontentare di una città ai margini della provincialità, quasi immobile, come imbalsamata dalle sue molte contraddizioni!
Di questo stallo deve cominciare ad esserne consapevole anche buona parte dell'elettorato. In qualsiasi rilevazione demoscopica, infatti, i cittadini pratesi si pronunciano con clamorose bocciature dell'operato di questa amministrazione. Solo l'assoluta inconsistenza dell'opposizione (sia sul versante centrodestra che su quello grillino..) può ancora far sperare la sinistra in una riconquista del Comune tra due anni!