lunedì 20 febbraio 2017

CASA DEL POPOLO??


E' una delle Case del Popolo più note della città. Non solo e non tanto per la sua vastità (è dotata di un'enorme salone seminterrato) ma perchè nei suoi locali si tenne un congresso dell'allora PCI destinato a cambiare quasi totalmente la classe dirigente di quel partito. E' alla Casa del Popolo di Coiano, infatti, che gli allora "giovani turchi" del partito (Martini, Mattei, Del Vecchio ecc. ecc.) organizzarono, durante un congresso cittadino, una fronda ben riuscita nei confronti dell'allora classe dirigente di Via Frascati. Scalzando dalle loro poltrone gli "anziani" detentori, fino ad allora, del potere!
Una rivoluzione gentile e non violenta che, ancora oggi, viene ricordata per la spregiudicatezza, ma anche la sagacia e la determinazione, messa in campo dai giovani rampolli, allevati a mollichine di pane dai "vecchi" boss del partito.
Coiano è anche il circolo dove si presentò, e fu una delle primissime uscite, Matteo Renzi quando decise di passare alla fase due della "rottamazione". Memorabile, in quell'occasione, gli ululati che la gremitissima sala pronunciò all'indirizzo del principale rottamando, Massimo D'Alema.
Coiano, infine, è anche la casa del popolo di riferimento del sindaco Matteo Biffoni.
Parliamo della CdP di Coiano perchè ieri una notizia ci ha intrigato parecchio. Qualche sera fa si teneva presso Coiano un'assemblea cittadina sul progetto "Riversibility", ovvero la sistemazione "sociale" di un tratto cittadino del Bisenzio.
La riunione si teneva in una delle sale al piano seminterrato. Occorre percorrere diversi scalini per raggiungere quella sala. Nessun problema per i normodotati. Difficile, senza qualche ausilio, per i differentemente abili. Uno di loro, avendo partecipato anche alle precedenti riunioni, si presentò a Coiano. E chiese ai baristi di poter utilizzare l'apposita attrezzatura che consente anche a chi è seduto su una carrozzina di poter accedere ai piani inferiori. Ma il tizio deve essere rimasto di sasso quando, dopo aver chiesto di utilizzarla, si è sentito rispondere che c'è l'autorizzazione ad usare quello strumento solo in occasione delle serate da ballo che regolarmente vi si svolgono.  Come a dire che se non c'è business il montascale è precluso!!
Figuraccia sesquipedale per la Casa del Popolo. Popolo sì. Ma solo se normodotato! Per gli altri non c'è paradiso. Se ne stiano tranquilli a casa loro. A meno che non paghino il regolare biglietto d'ingresso al salone delle feste da ballo!!

sabato 18 febbraio 2017

CICOGNE


Finalmente una notizia positiva, buona e gentile. Non tanto per il graditissimo ritorno della coppia di cicogne al Calice. Quanto per il fatto che gli uomini, in questo caso operai dell'Enel, si son dati daffare per rendere sicuro e piacevole il soggiorno dei grandi uccelli nel loro nido d'amore in cima al traliccio dell'alta tensione.
Mi direte che è stata una buona mossa dell'azienda elettrica per ricavarsi pubblicità con poco sforzo. E tuttavia, anche se così fosse, resta il fatto che gli uomini, stavolta e per una volta, si son comportati degnamente nei confronti dei loro fratelli animali.  
Le cicogne, d'altro canto, stanno assai bene nella fantasia degli uomini. Portano o non portano i bambini!! C'è un servizio più bello di questo? Nel loro continuo girovagare di culla in culla le cicogne accumulano migliaia e migliaia di kilometri. Dagli altopiani anatolici della Turchia, alle pianure mitologiche della Grecia ai piedi delle Meteore, dalle savane verdeggianti dell'Africa, alle steppe innevate della Russia, questi uccelli sono in perenne movimento. Però gli basta anche poco per fermarsi. Un comignolo, un albero, un palo della luce, un traliccio dell'alta tensione e la casa è trovata e/o ritrovata. Intrecciando sapientemente rametti e ramoscelli si costruiscono il loro solido nido. Che accoglie la coppia e poi la numerosa prole.
E mostrarsi così alla nostra magnifica meraviglia. Bentornate cicogne!!

giovedì 16 febbraio 2017

DE AMICIS (SENZA CUORE)


In Via De Amicis ma senza Cuore! I residenti di questa stradina residenziale a Santa Lucia, stretta tra la via Bologna, le casette "a trenino" (come le definiva Bernardo Secchi...) ed il Bisenzio, hanno alzato barricate virtuali, ma non per questo meno violente, per opporsi all'arrivo in una palazzina di quella strada di un gruppetto di rifugiati (12, dodici) richiedenti asilo politico.
“Basta è ora di farla finita con il buonismo, portateli a casa vostra".
Questa è stata la linea prescelta dai cittadini deamicisiani nell'assemblea che s'è tenuta in parrocchia.
I 12 sventurati scappati dai loro paesi d'origine sono stati descritti come degli scalmanati e scapestrati assalitori di ignari cittadini anziani e di innocenti bimbetti.
Non era mai successo a Prato un episodio di questo genere. Che avevamo visto raccontare, in altri posti, solo sulle pagine dei giornali. 
E' certamente un campanello d'allarme serio. Perchè l'episodio capita non in un quartiere che ha di fronte mille altri problemi ma in una zona residenziale piccolo borghese dove non emergono altre problematiche significative. Per di più in un quartiere caro al sindaco Matteo Biffoni ed alla sua famiglia. 
Ma evidentemente più che il raziocinio è la paura il sentimento dominante anche nelle teste di questi cittadini. Paura che continua ad essere instillata anche dalle continue campagne d'odio nei confronti dei migranti che sono per molte forze politiche il leit motiv del loro agire quotidiano. Che poi il rappresentante della Lega Nord sia stato quasi zittito non è che il riflesso d'ordine, facilitato sicuramente dalla personalità del rappresentante leghista intervenuto, di persone che, tuttavia, pretenderebbero di non essere collegati nè al razzismo e nemmeno alla xenofobia. Tutti Franti in Via De Amicis??  

martedì 14 febbraio 2017

CREAF

Foto: Notizie di Prato



"Nell'assembla di oggi, lunedì 13 febbraio, i soci hanno votato all'unanimità un documento, presentato dal presidente della Provincia e sindaco di Prato Matteo Biffoni, nel quale si chiede agli avvocati di avviare un'analisi ad ampio raggio per capire se ci sono state, e nel caso dove, quando e perché, delle falle che non hanno consentito di avviare l'attività del Creaf nonostante i 22 milioni di finanziamenti pubblici erogati nel tempo."
Affondano il coltello nella piaga i soci di Creaf! Ma lo fanno, maramaldeggiando, a tempo abbondantemente scaduto. Come la Regione Toscana che chiede indietro ben 11 milioni di euro di finanziamenti assegnati a quell'ente! Non solo non riavrà 11 milioni ma neppure 11 euro!! Al Creaf è rimasto solo il capannone di Via Galcianese. Che non vale neppure il prezzo al quale la Provincia l'ha acquistato!
D'altra parte i soci di Creaf, Provincia, Comuni di Prato e Montemurlo ecc., hanno magnificato fino ad ieri le sorti magnifiche e progressive della loro creatura. Immaginando che quei magazzini spogli sarebbero diventati, di lì a poco, la sede di un'incubatrice di start up. Neanche il giudizio negativo del Polo Tecnologico di Navacchio aveva fatto cambiar loro idea.
Adesso la magistratura vuol vederci più chiaro. Ed ha iscritto sul registro degli indagati non soltanto l'attuale amministratore del Creaf Laura Calciolari ma pure gli ex Daniele Panerati e Luca Rinfreschi.
Non possiamo sapere come andrà evolvendo la questione dal punto di vista giudiziario. Quel che invece appare chiarissimo già da ora è che anche l'operazione Creaf s'iscrive nella lunga lista delle imprese immobiliari, quasi tutte a perdere, che la Provincia di Prato ha condotto nella sua, non lunga per la verità e per fortuna, vita. 

domenica 12 febbraio 2017

ORIENTALI'S KARMA

Foto: Pratosfera

Quella di Prato è la più grande, in percentuale sulla popolazione totale, comunità cinese europea.
Nessuno sa dire con certezza quanti siano i cittadini asiatici. Ai 17.000 registrati regolarmente in anagrafe dobbiamo sommare quelli irregolari e/o clandestini. Facile che si raggiunga il doppio degli iscritti, oltre 34.000 persone.  
E' una comunità che permea di sè un intero quartiere alle porte del centro storico: Macrolotto Zero o Chinatown che dir si voglia. Ed è una componente della popolazione pratese ancora in continua crescita. Basterebbe stare un'ora alla Porta Pistoiese per accorgersi del continuo arrivo di nuovi migranti con le loro valige cariche di sogni. Ed è una comunità assai bene inserita nel tessuto produttivo e commerciale della città.
I cinesi hanno ormai colonizzato il Macrolotto 1 e le aree artigianali limitrofe. Dove non si contano più i capannoni ed i magazzini ormai regno delle attività asiatiche. 
Gli orientali si sono inventati un pronto moda che a Prato non esisteva od era assolutamente marginale. I loro prodotti dal Macrolotto 1 invadono poi tutt'Italia e molta parte d'Europa. Le loro merci, infatti, oltre ad essere imbattibili come prezzo di vendita, hanno anche il pregio di potersi velocemente adattare alle richieste della clientela. Quel che non è già pronto si confeziona alla velocità della luce. Basta fare l'ordine. E' anche per questa capacità di adattamento al mercato che le produzioni cinesi sono ambite e ricercate. Certamente sono prodotti seriali e di bassa qualità. Ma sufficienti, per prezzo e standard di produzione, a finire sui banchetti dei mercati italiani e stranieri.     
Di fronte a questo fenomeno, ormai largamente accettato anche dalla popolazione italiana, sono le autorità cittadine a mostrarsi ancora incerte. Divise tra voglia di integrazione ed inviti alla regolarizzazione ed alla legalità. Già perchè questo formidabile asset cinese prospera grazie ad un micidiale mix di marginalità o di vera e propria illegalità. Il rogo di Via Toscana fu la punta di un iceberg che, a tutt'oggi, rimane per lo più sottotraccia.
Cosicchè il Comune viene colto dall'imbarazzo nel dover scegliere strategie d'intervento che possono variare dalla richiesta di repressione alla volontà di apertura e d'integrazione. Ultimamente c'è stato il caso della "Festa delle Luci" e della sua mancata autorizzazione a far volgere il pendolo verso la repressione. Mentre oggi si dà il via libera alle feste (anche centrali) per il Capodanno cinese. 
Chissà che la via dell'integrazione non passi per quella della popolazione autoctona verso quella asiatica.