venerdì 30 settembre 2016

ADESSO Sì


La riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi intende realizzare un percorso di partecipazione democratica,centrando gli obiettivi che negli ultimi venti anni hanno caratterizzato la storia riformista del centrosinistra italiano.
Sin dal 1995, nel suo programma di governo, l'Ulivo propose il superamento del bicameralismo paritario con un Senato composto da esponenti regionali e una riduzione dei momenti di discussione dei provvedimenti assicurando tempi certi sui progetti del governo.
L'Unione di Centrosinistra, nel 2006,invece, si fece portavoce dell'aumento della maggioranza necessaria per eleggere il Presidente della Repubblica, e, in tema di referendum, un maggior numero di firme con la riduzione del "quorum".
Nel 2008,il neonato Partito Democratico, avanzò l'idea che il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto ricevere la fiducia esclusivamente dalla Camera e circa le leggi, tranne quelle di materia costituzionale o inerenti ai rapporti tra Centro e Periferia, l'approvazione di una sola Camera.
Il Partito Democratico guidato nel 2013 dal Segretario Pier Luigi Bersani, intese attuare un percorso riformatore che certificasse concretezza e certezza dei tempi della funzione costituente delle future legislature, nonché la riduzione delle sfere di competenza concorrenti tra Stato e Regioni.
Questa riforma dunque è scritta nella storia del partito democratico con gli evidenti scopi di non ridurre gli spazi di democrazia partecipativa, ma di semplificare soprattutto in materia di legislazione, oltre la riduzione del numero dei parlamentari.
Una riforma targata Partito Democratico che non vuole innescare risse e confronti permanenti ma accelerare il progresso economico della macchina-Italia, (che ha smesso di andare in discesa ed è ripartita), e la conseguente necessità di avere nel futuro prossimo istituzioni più solide e funzionanti.
Intende anche essere  quella risposta pragmatica e finalmente funzionale che soprattutto le classi produttive del nostro Paese e non solo da troppo tempo tempo attendono...

Andrea Dominijanni
coordinatore associazione "Adesso Prato"
coordinatore comitato "Adesso Si Prato"




martedì 27 settembre 2016

LO STRISCIONE




E' successo sabato scorso a Prato. I Giovani di Forza Italia avevano appeso in Viale della Repubblica un "innocente" striscione politico (ancorchè con qualche errore di ortografia). Per "salutare" la visita in città del premier Matteo Renzi. La dizione era "Renzi hai fallito". Esprimendo visivamente la legittima opinione politica di una forza d'opposizione. Quello striscione non offendeva nessuno. Non intralciava nè il traffico nè ostacolava la numerosa comitiva che accompagnava verso il Museo Pecci il Presidente del Consiglio.
Non incitava neppure i cittadini a contestare con metodi violenti e/o incivili la presenza di Renzi.
Anzi, proprio per l'involontario errore di scrittura ("cordinamento" invece di "coordinamento") si era prestato a mille battute di spirito sulla conoscenza della lingua italiana da parte dei giovani forzitalioti.
Nonostante questo, per iniziativa della Questura cittadina, alcuni poliziotti hanno provveduto, prima dell'arrivo di Renzi, a tagliare quello striscione. Privandolo del cognome del primo ministro. La Questura ha ritenuto che il contenuto dello striscione fosse adatto ad eccitare gli animi dei pratesi incitandoli ad una contestazione nei confronti dell'ex sindaco di Firenze. Confondendo, forse, la tranquillissima e civilissima Prato con la Padova "insurrezionale" dell'Autonomia Operaia!
Bisogna dirlo chiaro e forte: la Questura ha fatto una sciocchezza! E commesso un'imprudenza dalla valenza politica evidente. Non si può impedire con la forza di polizia ai cittadini di esprimere liberamente un loro parere (se pure sbagliato..) sulla condotta del Governo nazionale.    
La Polizia non può farsi carico di reprimere qualsiasi contestazione (che rientri nei limiti della civile convivenza, com'era in questo caso...) ai governanti. Ne va della libera espressione delle posizioni politiche e, in definitiva, della libertà di tutti.

domenica 25 settembre 2016

PARCHEGGIATE GENTE....PARCHEGGIATE!!


Si riaffaccia, periodicamente, la "quistione" del parcheggio a pagamento del nuovo Ospedale Santo Stefano. Stavolta l'occasione l'ha fornita la decisione del Comune di chiudere quella porzione di terreno lungo la via Foscolo che veniva sfruttata da alcuni utenti del S. Stefano per parcheggiare gratuitamente i loro veicoli. Anche stavolta alcuni cittadini e qualche forza politica hanno colto la palla al balzo per organizzare un flash mob di "protesta" e per richiedere, per l'ennesima volta, la gratuità del parcheggio ufficiale. Pochissimi i cittadini che hanno aderito all'iniziativa. D'altra parte parimenti deserte erano andati anche altri interventi più o meno spontanei organizzati in passato. Stavolta, tra l'altro, è andato in onda anche una specie di "scontro" con i residenti della Via Foscolo. A loro volta in strada per protestare contro il parcheggio gratuito davanti alle loro case.
In realtà sembra che la questione del parcheggio ospedaliero sia una specie di mania di qualche decina di persone. E che interessi solo loro. Intanto perchè il bacino della probabile "protesta" è assai limitato e del tutto temporaneo. In un anno quanti saranno i cittadini pratesi che hanno bisogno di parcheggiare all'Ospedale. 1.000/2.000/5.000/10.000? Una nettissima minoranza comunque della cittadinanza. Sicuramente tra questi vi saranno pure cittadini che, se possibile, evitano,di pagare l'euro o i due euro necessari alla sosta nel parcheggio ufficiale. Ma ve ne sono anche altri, la stragrande maggioranza, che invece apprezza il servizio parcheggio che è offerto dal Santo Stefano. Praticamente si può sostare, comodamente, davanti all'entrata principale dell'Ospedale. Pagando giusto per il tempo passato all'interno. Se poi vogliamo fare il confronto con i parcheggi del vecchio Misericordia e Dolce non c'è proprio gara. Quelli non erano un servizio ma un disservizio. Anche quando, per l'orario di visita, erano "gratuiti". L'esperienza l'abbiamo fatta tutti. Era difficilissimo trovare uno stallo libero. Si cominciava a "dragare" il parcheggio davanti ai Vigili Urbani (il più comodo e vicino). Ma, quasi sempre senza esito. Si passava allora nel parcheggio di Via Cavour. Ed anche lì, nel 90% dei casi, non si trovava posto. Infine si scendeva ai parcheggi di Via Monnet. Dove con un pò di fortuna e l'aiuto dei "posteggiatori abusivi" una sosta si trovava. 10/15 minuti persi. Dopodichè si cominciava la lenta risalita verso Via Cavour, le mura e l'ingresso del MeD. Sperando di avere indovinato i soldi inseriti nel parcometro. Oppure ritrovandosi sul parabrezza dell'auto una multa per superamento del tempo di stallo. Ecco, dunque, perchè la gente apprezza il nuovo parcheggio del Santo Stefano e non partecipa alle ripetute "contestazioni".         


giovedì 22 settembre 2016

C'E' CHI DICE NO



Caro mio apolide, ti invio le mie ragioni per il NO al referendum costituzionale. 
Mettiti comodo perché, come mio solito, sono alquanto prolisso. 

Perché dire NO? Perché la riforma costituzionale annichilisce di fatto l’art.138 della Costituzione, che vorrebbero far rimanere la più bella del mondo solamente per garantire il cachet a Benigni. Ma cosa specifica l'art.138? Specifica per ogni legge il doppio esame da parte di due Camere di pari dignità in modo da garantire l’equità delle stesse senza scadere in un metodo di camera unica, agevolata dalla legge elettorale che dà la “maggioranza dei seggi” alla “maggiore minoranza”, dal ricordo tristemente famoso come le “leggi fascistissime” tese a garantire il monopolio del potere da parte di un solo raggruppamento politico giacché non verrà più espressa la volontà popolare violando quei principi di eguaglianza dei voti e di reale rappresentazione politica. La riforma che vuol cambiare 47 articoli della Costituzione ha lo scopo di trasformare il potere di revisione in un potere costituente, cosa che è vietata in primis proprio dal sopracitato art.138!
I fallimenti delle leggi per la “Riforma della pubblica amministrazione” sempre proclamata fin dai tempi di Fanfani, lo “Sblocca Italia”, il “Jobs Act”, trovano la triste realtà quotidiana nella crescita ZERO della nostra economia nonostante i proclami e gli hashtag renziani, e non fanno presagire nulla di buono per il futuro. Si dovrebbero incentivare le imprese, il risparmio delle famiglie e soprattutto garantire il lavoro ai giovani, altro che pensare cambiare la Costituzione!!
Ma tant’é….
Ma poi, quali sarebbero le ragioni del SI?
Il risparmio di soldi pubblici derivanti dal monocameralismo abolendo il Senato? Errore. Il Senato resta con compiti notevoli, anche se non dà la fiducia al Governo e sarà formato da nominati e eletti dai consigli regionali, ai quali viene, tra l’altro, anche a loro assicurata la diaria parlamentare e i relativi benefits oltre che l’immunità con buona pace di chi vorrebbe dimezzare i privilegi della casta! Ci prendono per il culo come quando hanno varato la legge che aboliva le Provincie e poi le provincie sono ancora al loro posto. Con i loro sprechi, i loro soliti rappresentati, il solito apparato, i loro bilanci eccetera eccetera. Sarebbe bastato attuare il federalismo, dare più potere ai governatori regionali e ai sindaci e soprattutto ridurre la Camera a 400 deputati e il Senato a 200. In questo modo si sarebbe potuto parlare, forse, di risparmio. Non certo mantenendone 730 con ulteriori privilegi. 
Secondo i promotori del SI questa riforma abbrevierebbe i termini per la produzione delle leggi. Purtroppo è vero il contrario perché sono previsti da quattro tipi di procedure: leggi di competenza bicamerale, leggi il cui esame da parte del Senato può essere richiesto da un terzo dei suoi componenti, leggi che vanno sempre sottoposte all’esame del Senato e leggi di attuazione dell’art.117, 4° comma, che richiedono sempre l’esame del Senato e le cui modificazioni a maggioranza assoluta dei suoi componenti sono derogabili solo dalla maggioranza assoluta dei componenti della Camera. Troppo difficile da capire? Ok, rimaniamo concentrati su due fattori fondamentali: i tempi che sarebbero immutati rispetto ad adesso e il Senato, qualunque tipo esso sia, avrà lo stesso costo di quello di adesso ma svuotato di reale potere.  
Se poi vogliamo andare nello specifico gli eventuali conflitti di competenza saranno risolti dai Presidenti delle due camere, se caso mai si trovassero d’accordo alla prima. E se così non fosse (per un senso di libertà d’opinione e di interpretazione delle Leggi stesse) tutto verrà rimandato alla decisione della Corte Costituzionale e qui, campa cavallo!!
Altro nodo della riforma è che per i disegni di legge di iniziativa popolare saranno necessarie 150mila firme contro le 50mila attuali. (Negli USA con 100mila online su https://petitions.whitehouse.gov/ il governo federale è obbligato a esaminare la questione)
Ho letto il testo della riforma Renzi-Boschi e se non posso avere la competenza per confutare le sintassi giuridiche posso almeno inorridire per gli errori grammaticali che contiene.
Ricordo che l’attuale Costituzione fu approvata con 453 voti a favore e 62 contrari in un clima di concordia nazionale, scritta da persone di elevato spessore culturale e attraverso un percorso congiunto di tutte le parti politiche. Questa invece non solo non è stata prodotta per iniziativa libera del parlamento, ma sotto dettatura del governo! E perfino tra loro in tanti storcono il naso e chiedono modifiche sostanziali.
Le nostra Costituzione frutto del pensiero socialista post-dittatoriale, si basa su un tipo di economia mista grazie alla significativa presenza dello Stato nei settori chiave come industria, energia, scuola, credito, salute. Questo garantisce il principio di eguaglianza formale e sostanziale dei diritti e della libertà. Con la riforma invece si da via libera definitiva alle privatizzazioni sotto il diretto controllo politico ed economico del capitale finanziario transnazionale, di cui l’Europa dell’Unione monetaria è parte integrante.

DANIELE GOSTINI

lunedì 19 settembre 2016

LA BALLA GROSSA



Proprio così. Nasce da una grossa balla la presunta rievocazione a Prato dell'antico gioco della Pallagrossa. Una balla colossale! Giacchè nessuno è mai riuscito a scovare nei documenti conservati negli archivi cittadini alcun testo che desse conto di questa singolar tenzone e men che meno che fossero coinvolti i quartieri pratesi. Una grossa balla ancorchè provincialotta poichè, è evidente, che l'unico ascendente possibile della Pallagrossa non può che essere il "calcio storico fiorentino", questo sì ben documentato.
Il "gioco", ripreso sotto la sindacatura di Roberto Cenni, pare essersi avviato, con quest'ultima edizione, alla sua nuova fine naturale. Pochi spettatori, pochissimo spettacolo (dicono coloro che hanno assistito ad una gara...); risse tra i giocatori in campo (peraltro unico momento di animazione e coinvolgimento...); bombe carta sugli spalti; non si è svolta la finalina per il terzo posto a causa degli "infortuni" ai giocatori azzurri!! 
Oscar Wilde sosteneva il rugby poichè, diceva, che era un ottimo sistema per allontanare dal centro delle città una trentina di energumeni. La Pallagrossa, paradossalmente, è invece un brutto metodo per portare in centro non solo qualche decina di vigorosi e vogliosi (di cazzottarsi a vicenda) giovani uomini, ma anche qualche centinaio di cittadini amanti del genere trash e splatter.
Pare giunto di nuovo, allora, il momento di dire basta alla Pallagrossa.
Che però un merito singolare l'ha avuto. Per circa un mese la Piazza Mercatale ha smesso di essere un contenitore di auto parcheggiate. Ed i pratesi non ne hanno sentito minimamente la mancanza. E neppure i commercianti del centro storico hanno avuto a che ridire!
E dunque perchè non cogliere la "palla" al balzo per cessare la Pallagrossa e chiudere (per tutto l'anno) pure i parcheggi nella più grande piazza pratese? Forza giovane Giunta pratese. Un pizzico di coraggio.
Si può fare. Pareva impossibile anche pedonalizzare Piazza delle Carceri, invece.......!