mercoledì 30 dicembre 2009

VERDI


"Radicali e Verdi? è una buona idea" - Michele Boato risponde all'articolo di Staderini e Cappato su Terra
29 dicembre 2009
• Dal quotidiano Terra del 29 dicembre

Quando, nel 1985, l'"Arcipelago Verde" ha fatto il salto verso la politica, presentandosi non più solo alle elezioni comunali in qualche città, ma in quasi tutte le regioni, il sostegno di Marco Pannella e dei Radicali fu determinante: non solo per la cessione del "sole che ride", divenuto allora simbolo ufficiale dei Verdi nelle istituzioni (salvo che in Sud Tirolo ed in Friuli VG, dove fu scelta la colomba), ma anche per la presentazione stessa di liste in regioni importanti, come il Lazio, Puglia, Campania ed altre. Tanto che la scelta di rappresentare le neonate Liste Verdi alla prima Tribuna elettorale toccò al sottoscritto (dopo un sorteggio con Alex Langer e Rosa Filippini) per volontà di Marco, che rappresentava la maggioranza delle liste presentate. Ora il patrimonio (che pure era cresciuto, negli anni 1990-95 anche a percentuali a due cifre, per esempio con 4 consiglieri in Reg.Veneto) è del tutto dilapidato, non solo nelle cifre, ma, peggio, nella credibilità. Truppe cammellate di Centri sociali sempre pronti a menar le mani oppure di Comunione e Liberazione, pilotate nei Verdi di varie regioni, assessori che di ambiente non sapevano nulla, ma di tessere e di poltrone moltissimo. Tutto questo e molto altro sono all'origine dell'anomalia italiana. In tutta Europa (non solo in Germania) alle elezioni europee del 2009 i Verdi hanno un successo fenomenale: in Francia Europe Ecologie ottiene il 16,3%, secondo partito al pari dei socialisti, 12,4 in Finlandia, 11 in Portogallo, 10,8 in Svezia, 9,5 in Austria, 9 nel Regno Unito, 8,5 in Belgio, e via via fino al 5 in Grecia e 4% in Spagna. In Italia, invece, l'eclissi totale, dentro il buco nero delle Sinistre Arcobaleno e Libertà. L'ecologismo in Italia è finito? No di certo nella miriade di associazioni e comitati: Amici della bicicletta o Leghe anti caccia, AmicoAlbero o Elettrosmog Stop, Gruppi di acquisto solidale o Ecoistituti. Ma il disorientamento politico è grandissimo: lontano da una destra senza valori, da una lega che ha inquinato il federalismo di razzismo e da una sinistra opportunista, arrivista, nepotista, l'arcipelago ecologista sostiene volta a volta la lista o il candidato che appare "meno peggio" o, sempre più spesso, nessuno. La proposta di una coalizione radicali-ecologisti alle regionali del 2010 (rilanciata a livello nazionale da Staderini e Cappato, e nel Veneto da Bortoluzzi) può essere, come nel 1985, un sentiero, per uscire dal deserto in cui si sono persi gli ambientalisti, per fare le proposte di cui la nostra società ha un enorme bisogno. Il tempo è ora, discutiamone apertamente.


Michele Boato direttore rivista Gaia ed Ecoistituto del Veneto

CUORE


ASSEDIO AL CUORE DELLA CITTA’

Finalmente anche qualche giornalista se n’è accorto! E bene ha fatto Barbara Burzi a scriverlo sulle pagine de Il Tirreno di Prato del 29 dicembre (“Le auto si riprendono il centro”)...
E’ accaduto quello che tanti cittadini e comitati avevano paventato prima e dopo l’ordinanza dei primi di dicembre che ha messo mano alla riduzione della ztl: tanti automobilisti l’hanno letta come un varco all’accesso libero e alla sosta selvaggia. Complici la gratuità dei parcheggi e il poco controllo.
L’illegalità (perchè anche questa è illegalità) domina incontrastata, gli autobus rallentano le loro corse, ciclisti e pedoni sono costretti a percorsi tortuosi e pericolosi; per tacere di inquinamento ed estetica.
Anche la giunta precedente non si era distinta per iniziative tese davvero a facilitare l’accesso al centro senza l’auto privata, ma questa, in esclusiva assonanza con le associazioni dei commercianti, ha iniziato con la riduzione della zona a traffico limitato.
A quando le barriere elettroniche? I residenti sono stufi di pagare la tassa annuale di permesso, spesso anche l’abbonamento ai parcheggi coperti, per ricevere in cambio la riduzione dei propri diritti causati dall’inosservanza delle regole e dallo scarso controllo.
Giusta è poi l’occasione per tornare anche sulle affermazioni del Sig. Tani, presidente dell’Associazione Centro Storico dell’Unione Commercianti di Prato, che nel suo delirante intervento apparso sul quotidiano Il Tirreno del 22/12/2009, stigmatizza l’ex Assessore Massimo Carlesi, per la “sfida culturale” che egli volle lanciare con l’approvazione del Piano Urbano della Mobilità.
Eppure, per tutti quei cittadini che riescono a guardare con obbiettività la realtà che ci circonda, appare chiaro che il problema è diametralmente opposto, ovvero nell’assoluta mancanza di una politica in grado di proporre proprio quelle sfide culturali nelle quali trovare la via d’uscita dai molti problemi del centro storico e della città in genere.
Proprio per questo, il PUM di Carlesi, a causa anche e soprattutto del svuotamento dei suoi contenuti più virtuosi che nel tempo si è voluto operare, appare sempre di più come il canto del cigno di una politica sempre più incapace di proporre soluzioni lungimiranti e di ampio respiro.
E’ così che a tutti quei cittadini che vorrebbero disporre di un centro storico vivo e vitale, per tutti gli aspetti della vita di una città, tra cui non ultimo quello del commercio, è immancabile che sorga il dubbio che la radice di certi problemi non stia anche nell’incapacità di taluni commercianti di farsi promotori quelle sfide culturali che il centro storico attende da tempo e che sicuramente troverebbero il favore della cittadinanza.

Coordinamento Comitati Cittadini di Prato

martedì 29 dicembre 2009

CARLORIPADIMEANA


COPENHAGEN


La Conferenza sul Clima di Copenhagen voleva salvare dal global warming gli orsi polari bianchi, ed è invece riuscita a far arrivare in Danimarca gli umani neri e incappucciati, i black bloc, che sfasciano le città storiche, concludendo così con un clamoroso fallimento. È stata una Conferenza partita male: preparata con atteggiamenti retorici e teatrali e, soprattutto, fondata su basi scientifiche controverse e manipolate, messe sotto accusa prima dell’inizio dei Lavori dai dati emersi con lo scandalo del climate-gate dell’Università dell’East Anglia, falsità confermate durante i lavori quando Al Gore, annunciando l’avanzato scongelamento del Polo Nord, ha citato una fonte che a distanza di poche ore ha smentito l’ex Vicepresidente americano di quanto gli aveva attribuito. La gestione della Conferenza da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, dello stesso Al Gore, del Principe Carlo e del Consigliere del Premier Brown, Nicolas Stern, è stata demagogica e imprudente. Un forte contributo in questa direzione isterica e catastrofista è venuto anche per mesi e mesi dal Presidente Barack Obama. Così, è accaduto che una capitale europea bene organizzata è stata messa in ginocchio per dodici lunghi giorni concludendosi con un flop planetario.
Comunque, è preferibile un fallimento ad un cattivo compromesso. Le parole di Obama hanno fatto altre volte miracoli, ma mi pare che la sua capacità di illusionismo climatico si stia riducendo: nel caso global warming, infatti, il Presidente non ha avuto dalla sua il Senato, e dunque alla fine della recita Hillary Clinton ha annunciato cento miliardi di dollari ai paesi più poveri per abbattere le loro emissioni. Questa decisione priva di altri impegni fermi e vincolanti degli Stati Uniti si iscrive ancora nella politica dei doni salva coscienza che tentano, in questo caso, di occultare gli altri mancati impegni degli USA. Il problema non si risolve certo così. Non sono infatti le emissioni CO2 dei paesi emergenti a costituire il maggior problema. Se si vuole abbattere l’inquinamento antropico del pianeta bisogna cominciare col farlo negli USA, in Cina e, a seguire, in India, in Messico, in Brasile.
La Conferenza ha svelato molte cose importanti di cui si dovrà tener conto. Prima di tutto è emerso che non è all’ordine del giorno la fine della civiltà industriale basata sul carbone, che include la siderurgia, la metalmeccanica, la petrolchimica. La società contemporanea carbon-free non è pronta. Il potere politico, è un’altra constatazione dopo la Conferenza di Copenhagen, non ha imboccato la strada del nucleare che è il modo diretto, piaccia o no, per ridurre il CO2. Eloquente a tale proposito il silenzio della grande Russia nucleare. Si è inoltre visto che la green industry a oggi è molto esile: lo constatiamo con una punta di ironia proprio nel momento in cui ci propongono, con incorreggibile retorica, una nuova generazione di biciclette con pedalata assistita, messa a punto da un italiano negli Stati Uniti. Si deve riconoscere da parte di osservatori onesti e realisti che non si vive di reti digitali intelligenti, le smart grid, peraltro costosissime, che dovrebbero sostituire tutti gli elettrocondotti, le grandi reti energetiche, ecc. . Non basta che l’Enel abbia delle tecnologie per chiudere nelle miniere dismesse il CO2 in eccesso per parlare di una consistente green industry italiana.
La Conferenza di Copenhagen è nata su attese sviluppate in modo abnorme nelle opinioni pubbliche che, sulla base di una cattiva cultura e di dati scientifici manipolati per scolpire nel bronzo che l’uomo sta alterando il clima producendo il riscaldamento globale, e che a tal fine occorrono misure autoritarie e spese sovrumane per evitare l’Apocalisse, si attendevano la palingenesi onusiana. Al Gore e Ban Ki-moon hanno già proposto di fare un nuovo summit a fine 2010 in Messico, preceduto da un incontro preparatorio a Bonn verso la metà del 2010. Anche lì, a Bonn e poi in Messico, si rischia di non concludere alcunché di efficace e reale, se non verrà rimossa la premessa, oggi ancora indiscutibile, che è alla base della teoria del global warming: è l’uomo che governa il clima e che solo lo può modificare. Se si vuol fare davvero qualcosa per sbloccare lo stallo in cui la grande impostura climatica ha paralizzato le Nazioni Unite, come abbiamo visto a Copenhagen quando decine di migliaia di giovani giunti da tutto il mondo hanno vissuto la frustrazione dello scacco, e l’inutilità degli scontri ripetuti contro la polizia secondo il piano dei black bloc, si deve, credo, compiere uno scrupoloso approfondimento scientifico del problema, senza più consegnarci agli apocalittici di professione. Abbiamo veramente bisogno prima di tutto di buona scienza e non del piagnisteo, per giunta violento, come a Copenhagen, sulla ingiustizia economica come capro espiatorio di tutti i problemi. In questo quadro fatto di dure realtà l’Europa deve ripensare a chi affidarsi: non può continuare a mettersi nelle mani delle lobby apocalittiche che serrano il Primo Ministro Gordon Brown, con il maturo Principe ereditario, gli enarchi a Parigi, Legambiente, Greenpeace e Rifkin a Roma. Così si crea solo frustrazione, temporanea retorica e nulla di fatto.
In Italia, ad esempio, una opinione diversa esiste e si è rafforzata nel 2009, ma molti non la conoscono per il silenzio, non innocente, di una parte della Comunicazione ufficiale. Parole di verità, invece, hanno scritto in particolare Il Foglio e Liberal. Le analisi del Centro Bruno Leoni hanno offerto una consistente e accuratissima argomentazione contro gli scenari estremi dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change). Ci sono poi illustri scienziati e grandi divulgatori, come Antonino Zichichi, Franco Prodi, Franco Battaglia, Folco Quilici, che hanno anche loro detto e scritto parole pesate e autorevoli. Anche nel mondo politico non sono mancate posizioni scettiche e propositive. Scettiche verso i pareri adottati a maggioranza dall’IPCC e intrisi di previsioni catastrofiche, grandi città sommerse, i Poli geografici liquefatti, la fine dell’ecosistema. Basti pensare alla posizione, molto critica, assunta autorevolmente dal Presidente della Commissione Ambiente del Senato, Antonio d’Alì. Lo stesso Governo italiano è apparso tra i meno demagogici e dogmatici dell’Unione Europea: penso ad alcune obiezioni che all’inizio dell’anno 2009 vennero dal Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo e dallo stesso Presidente Berlusconi. Ciononostante, però, l’Italia a Copenhagen non ha giocato alcun ruolo. Non ha pesato. Vorrei ricordare, poi, che sull’eolico (la carta preferita dalle lobby italiane per le energie rinnovabili) è scoppiato uno scandalo sovranazionale. Basti leggere l’Herald Tribune americano di lunedì 14 dicembre, dove si racconta in prima pagina che al seguito delle rinnovabili arrivano le frodi. E si citano i paesi dove sono avvenute prima che altrove queste illegalità: l’Italia guida il gruppo che comprende la Spagna e il Portogallo.
Non si può continuare a percorrere piste sbagliate. Ci si romperà la testa. Segnalo che il Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klauss ha impostato con chiarezza il problema che ci attende, tra i maggiori del futuro, in materia di energia e clima. Quel parere merita di essere studiato.
L’Italia dovrebbe prepararsi ad una stagione di accertamento della verità scientifica affrontando il grande inganno che finora ha dominato la scena ufficiale. Dall’Italia dovrebbe venire una valutazione veritiera delle potenzialità della green economy, che al momento non sono quelle della sua supposta chimerica “travolgente espansione”. Prima di Copenhagen alcuni di noi in Italia volevano organizzare, a Volterra, un incontro che ponesse la questione del futuro climatico e energetico del pianeta in modo diverso. Sì, volevamo invitare Vaclav Klauss, uomini politici aperti e problematici, come d’Alì, Casini, Bondi e Granata, numerosi grandi scienziati e tutti coloro che a livello internazionale non vogliono affidarsi solo alle vulgate terrorizzanti promosse anche da interessi non innocenti delle lobby economiche. Quel Convegno avrebbe dovuto riaprire le pregiudiziali scientifiche dell’IPCC, contestandone, dove vi sono, gli errori. Qualcuno ha pensato che non ce l’avremmo fatta a mettere in discussione i presupposti scientifici manipolati del Vertice sul clima, sostenuti ideologicamente e politicamente, senza riserve da una maggioranza dei paesi partecipanti. I fatti hanno dimostrato che avremmo fatto bene a organizzare quel Convegno, anche se è molto faticoso e stressante chiamare un incontro internazionale in controtendenza, libero, indipendente, razionale. Rimango del parere che quello che non abbiamo fatto sarà bene fare in vista delle due tappe di Bonn e del Messico, dopo Copenhagen. La grande impostura è visibile a occhio nudo. Lo stallo egualmente. Ma i molti profeti dell’apocalisse, quelli naif e quelli del business, ci riproveranno. Sarebbe bene che questa volta fossero piegati dalla conoscenza e dalla razionalità.
Carlo Ripa di Meana

lunedì 28 dicembre 2009

VERONESI


COMUNICATO STAMPA


Nella lunga intervista odierna Sandro Veronesi, genius loci, affronta molti temi ed esprime il suo punto di vista sulla crisi della filiera tessile e della città.Molti dei suoi spunti sono anche condivisibili perchè individuano con moltissima approssimazione il tragitto che ha percorso la città dall'età della prosperità a questa stagione di ristrettezze.Assai meno condivisibile appare il suo giudizio sull'attuale governo di Prato e sul ruolo che al suo interno gioca la Lega.Nessun cittadino si poteva aspettare che il cambio di governo spazzasse via, miracolosamente, tutte le difficoltà della città. Ovvero che il nuovo governo non potesse avere davanti a sè momenti di incertezza. D'altra parte i 6 mesi trascorsi non paiono davvero sufficienti a dettare giudizi perentori sulle qualità dei nuovi governanti. Che, comunque, si vanno segnalando per la ricerca di nuove vie nell'azione amministrativa dopo anni di imbalsamazione dei problemi o del loro aggravamento. Stereotipato appare poi il giudizio sulla Lega. Al di là della propaganda questo partito è coinvolto da pochi giorni all'interno della nuova Giunta. Con un assessorato affidato ad una persona che sicuramente dovrà dimostrare il suo valore ma che ha già calamitato su di sè giudizi positivi intanto per quello che ha fatto in passato e per le dichiarazioni programmatiche scevre da ogni segno di populismo o demagogia. Consigliamo a Veronesi, che ha compiaciuto, magari standosene in silenzio negli ultimi 15 anni, le scelte (o non scelte..)effettuate dalle amministrazioni di centrosinistra, di avere un minimo di pazienza ovvero di non affidare a considerazioni perentorie e quasi arroganti, la critica al nuovo governo cittadino.

Prato, 28.12.2009

Avv. Massimo Taiti

AMORE


Pannella: il 2010 e le patetiche e stralunate risposte ai propri incubi del povero, caro Silvio


Roma, 27 dicembre 2009

• dichiarazione di Marco Pannella

“Partito dell’amore”, “Gasparri (e forse anche Don Pierino) condottiero”, “2010 fine guerra e flagello droga”, “nuova Costituzione” partitocratica a ritmo conosciuto storicamente solo dalle dittature,…

Insomma, si conferma – temo – che l’atroce, tremenda immagine di Berlusconi del 13 dicembre a Piazza Duomo, simboleggi sempre più non solo la realtà politica e personale di Berlusconi e quella del Paese, di tutto il Paese.
D’Alesconi, Raiset, Santespa affasciati: ecco il nuovo fascio ex antifascista. Il 2010 sarà primo della nuova Era, quella del… Partito dell’amore (subito benedetto oggi dal Papa) dopo quella del P.N.F.?
Penso di no.
Dal Partito Radicale, dalla sua storia centenaria, con i Gobetti e gli Einaudi, i Salvemini e i Rosselli, i Silone e gli Sturzo, gli Altiero Spinelli e gli Ernesto Rossi, i Calamandrei e i Pannunzio, dovrà affermarsi una più che credibile, viva alternativa di Regime: quella con la forza della sola storica, vivente alterità italiana; Radicale.
(radicali.it)

GENI


LA GENIALITA’ AL POTERE


La genialita’ non si esprime in luoghi prevedibili,con regole stabilite,per quantità programmate .Si appalesa ed erompe come un fulmine divinatorio dalle zone celebrali di rarissime e spesso misconosciute intellettualità.Caratteristica saliente della genialita’e’ la sua automatica realizzazione di soluzioni operative uniche fra le ipotesi,le proposte,i progetti che per anni girano inutilmente intorno a un problema .
Percio’quando ,come a Prato,l’insolito fenomeno pubblicamente si manifesta ,gli autori del colpo di genio devono ricevere tempestivamente adeguato riconoscimento .E’quello che intendiamo fare con seria e convinta determinazione.Perche’,come vedrete,si tratta di una indicazione strategica fondamentale,proiettabile in un ampio orizzonte temporale.Proprio quello di cui si sente la drammatica mancanza in questi tempi di crisi profondamente diffusa.
Il fatto.”LA NAZIONE”dell’ 11 dicembre,in cronaca di Prato,pubblica su quattro colonne:”PDL –per Natale acquisti in centro”.Sottotitolo:”L’appello di Mazzoni e Bernocchi a tutti i rappresentanti del Partito”.
L’invito,anticipato dal titolo,a mò di inappropriato autodafè si distende ,riga dopo riga,in un appello accorato che assume dignità etico politica.Ne proponiamo un non facile ma emblematico riassunto.
“Riccardo Mazzoni e Filippo Bernocchi (rispettivamente coordinatore e vice-coordinatore del PDL pratese)propongono a tutti i rappresentanti del Partito nelle istituzioni (parlamento,regione,provincia ,comune,circoscrizioni )una giornata di shopping natalizio nei negozi del centro storico “.
Non bastavano le eterogenee iniziative assunte in questi giorni dai varii assessori in lodevole gara per”salvaguardare il centro storico”:caldarroste a go go ,piste gelate ,e wurstel altoatesini fumanti in piazza Duomo .Ci voleva di piu’ per salvare il “cuore pulsante della città”,le schiere precettate dei rappresentanti del PDL:uno tsunami benefico ,generoso e solidale che invade festosamente le strade e le piazze desertificate negli anni dal colpevole disinteresse delle precedenti insensibili amministrazioni comunali.
Siamo andati a verificare gli effetti della giornalistica mobilitazione dello stato maggiore pratese del partito di Berlusconi.Incredibile !Successo completo.Negozi stipati e strade affollate da centinaia di signore e signori tipici della buona borghesia,anche somaticamente inconfondibili .
Comprano senza esitazione ,allegri e spensierati,ma consapevoli di svolgere una determinante funzione politico-commerciale .Con affettuosa complicità abbracciano i titolari dei negozi che si sentono finalmente compensati della rilevante compatta adesione ellettorale del 21 giugno.La finalita’ dichiarata della nuova Giunta Comunale e’ stata raggiunta.Il centro storico e’ pieno.Ci sono gli indipendenti di sempre che da anni comprano in centro per propria autonoma decisione;arrivano a frotte quelli della nuova èlite,i rappresentanti del PDL.
Ma davanti alle vetrine scintillanti sostano silenziose e cupe decine e decine di donne e uomini .Sono le commesse e i commessi ,i piccoli negozianti e i bottegai della Prato esclusa dall’abbuffata natalizia riservata,con autorevole determinazione al “centro storico”.Sono il tessuto vivo,umano e operoso delle nostre periferie ,la cintura funzionale e indispensabile di raccordo con le meraviglie racchiuse entro le mura.Hanno negli occhi la rabbiosa insoddisfazione di chi subisce irrazionale ingiustizia.
Cari amici amanti devoti del “centro storico”.Bravi!Ora puo’ bastare.
Beate comunque le citta’ che non hanno bisogno di geni.
PS:Si discute da anni sulla “forma partito “piu’ adatta per rafforzare la democrazia e i consensi .Finalmente dopo i partiti di opinione ,quelli territoriali,regionali,liquidi e padronali,uno nuovo di zecca :il partito commerciale .Che infatti,nelle condizioni date, non poteva nascere se non a Prato.
CARLO MONTAINI

domenica 27 dicembre 2009

LIUXIAOBO


Cina. Mecacci: governo convochi ambasciatore cinese a Roma per chiedere rispetto libertà di Lu Xiaobo. Interrogazione al ministero degli Esteri
26 dicembre 2009

Dichiarazione di Matteo Mecacci, deputato radicale, membro commissione Esteri

"La sentenza emessa nelle scorse ore nei confronti del dissidente Lu Xiaobo da parte delle autorità cinesi, conferma quanto la Cina sia ancora lontano dal rispetto di alcuni principi fondamentali come la libertà di espressione e di critica politica.
Per queste ragioni e' importante che il Governo italiano non si limiti a prese di posizione rituali o collettive solo nell'ambito dell' Unione Europea, ma che faccia sentire la propria voce, anche con l'autorevolezza che gli dovrebbe derivare anche nel ruolo di Presidente del G8 ancora qualche giorno, convocando l'ambasciatore cinese in Italia per chiedere formalmente il rispetto della libertà individuale di Lu Xiaobo: un dissidente che e' colpevole solo di esprimere delle opinioni che non possono non essere difese e rispettate da un paese che voglia essere considerato autorevole a livello internazionale."

Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare


Interrogazione a risposta orale in commissione
al Ministero degli Esteri
Presentata da
MATTEO MECACCI



Premesso che;

come riportato
asianews.it e da diverse testate giornalistiche italiane come Il Corriere della Sera, e denunciato da diversi gruppi a favore dei diritti umani in Cina, tra i quali wemustact.org, il 25 dicembre 2009 Liu Xiaobo, dissidente non violento e “veterano” della protesta di Piazza Tiananmen del 1989, è stato condannato anni undici di reclusione per “incitamento alla sovversione”. L’accusa è quella di aver pubblicato su dei siti web stranieri alcuni articoli e di essere stato tra i firmatari della Charter 2008 ,un documento con il quale si chiedeva al Governo di Pechino un maggiore rispetto dei diritti umani in Cina e quelle riforme politiche e sociali, come la distinzione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, cambiamenti comunque necessari ad un giudizio indipendente, imparziale e competente nei tribunali cinesi;
diversi giornalisti e diplomatici stranieri non sono stati ammessi all’interno dell’aula del tribunale cinese dove si svolgeva il processo;
il diplomatico americano Gregory May abbia denunciato come il procedimento a carico del Sig. Liu Xiaobo sia stato “al di sotto degli standard internazionalmente riconosciuti dei diritti umani;
Nicholas Becquelin, ricercatore francese per Human Rights Watch ad Hong Kong, abbia affermato come la sentenza sia stata “molto, molto severa e riflette un indurimento politico che abbiamo osservato fin dal periodo di preparazione delle Olimpiadi di Pechino 2008”;
Il Governo francese ha espresso preoccupazione per la sentenza emessa dalle autorita' cinesi;

Chiede di sapere

quali iniziative abbia preso il Governo italiano nei confronti del Governo cinese per chiedere una liberazione immediata di Liu Xiaobo, sulla scia di quanto richiesto dal diplomatico americano Gregory May e del governo francese e se non ritenga opportuno convocare l'ambasciatore cinese a Roma per chiedere il rispetto della liberta' individuale di Lu Xiaobo

CANILE


CALICE


E' già la terza o quarta volta in 15 anni che a causa della rottura dell'argine del Calice l'area che comprende il canile comunale ed il depuratore della Gida viene esondata. Appare evidente che le uniche soluzioni possibili al ripetersi ogni tre o quattro anni degli episodi siano quelle che prevedono il trasferimento in altra zona della città del canile e della messa in sicurezza del depuratore. Ma è anche del tutto evidente che quella zona periferica della città non è affatto idonea ad ospitare altre strutture di servizio. Come l'ipotizzato inceneritore cittadino.

Prendiamo atto con soddisfazione e speranza delle dichiarazioni dell'assessore Mondanelli che mette all'ordine del giorno dell'amministrazione l'allestimento in un'altra zona della città del canile municipale.

E' una richiesta storica delle associazioni animaliste cittadine e risponde non solo al giusto criterio di costruire in un luogo sicuro l'asilo per i cani abbandonati e randagi. Ma anche a quello di rendere più avvicinabile dai cittadini che lo vogliono lo stesso canile, favorendo così le collaborazioni volontarie e le adozioni dei cani ospitati.