sabato 27 marzo 2010

AMBASCIATE


E’ ARRIVATO L’AMBASCIATORE………

“ La svolta del futuro”, “il 12 Marzo sia il giorno del riscatto degli onesti e di Prato”, “ Prato può diventare la città della moda più importante di Europa “, “Il Comune ora non è più solo perché può contare sull’ambasciata cinese “, “ Si volta pagina, grande risultato del P.D.L.”. Sono una parte dei titoli che nei giorni dal 12 al 14 Marzo, hanno riempito pagine e pagine della cronaca pratese de La Nazione. Cosa è successo per intonare un cosi solenne corale te deum, per giustificare questa incontenibile ottimistica visione del distretto pratese agonizzante? Chi può avere miracolosamente tramutato lamentazioni disperate, ammissioni catastrofiche di situazioni irrecuperabili, nella collettiva gioiosa convinzione di aver superato il guado, di essere a pieno titolo, per l’appunto, alla “Svolta del futuro”. Ma allora.. cosa è successo? E’ arrivato l’Ambasciatore ( cinese ) senza la piuma sul cappello ma, re mago novello, portando dal lontano misterioso oriente, i doni preziosi di serenità, amore, comprensione e solidarietà al popolo pratese irritato e depresso. L’oracolo del Sol Levante, accolto con studiata cerimoniosa esagerazione nei palazzi del potere, si è seduto, cinesemente composto e, immobile come si conviene ad un discendente di Buddha, ha ascoltato e letto la pignola enumerazione delle lagnanze della città nei riguardi dei suoi compatrioti: inosservanza sistematica delle regole del vivere civile, evasione fiscale continuata, diffusa clandestinità e corrispondente lavoro nero, scarso senso civico ( inteso come sporcizia collettiva, sputi per terra e cattivi odori). I colloqui, proseguiti riservatamente in un ristorante cinese, stando ai titoli dei giornali, si sono svolti in una atmosfera di reciproca soddisfazione e di amichevole collaborazione. Lo so, qualcuno dice che sono un misto irritante fra un Pasquino provinciale e un grillo parlante campagnolo. Sarà, ma a me questo tripudio smodato, questo ottimismo di maniera, questa troppo declamata importanza dell’Uomo venuto da Roma, mi da provocato un leggero irritante fastidio, una percettibile mortificazione. D’altra parte è anche giusto che questa città, così provata, si attacchi anche alle funi del cielo Ma per dio, è cosi difficile sostenere le proprie buone ragioni senza iattanza violenta e presuntuosa ma anche senza cadere nella tentazione di una immotivata idolatria? Quello che si sta smarrendo a Prato come al Nord e al Sud, a destra e sinistra, è semplicemente il senso della misura. Cosi capita che fatti, incontri, eventi serissimi si tramutano in una opera buffa che non fa ridere più nessuno. Giova notare che dopo un incontro di cotale importanza, non ci sono state conclusioni concrete, non una parola è stata scritta. In Cina è abitudine irrecusabile, anche per gli incontri più marginali, approvare un protocollo che inizia con la collaudata affermazione : “Premessa la tradizionale amicizia fra l’Italia e la Repubblica popolare cinese”
Vediamo. Sua Eccellenza, naturale custode di due essenziali virtù (la millenaria riservatezza cinese e la forbita prudenza diplomatica), ha ammesso, ha auspicato, preso atto, concordato. Ecco, quasi testualmente, il sunto del suo verbo catartico .
Le autorità pratesi hanno diritto a fare i controlli ma è auspicabile che, oltre a questi, ci siano altre azioni per accelerare l’integrazione e che durante le operazioni di verifica, vengano rispettati i diritti dei lavoratori cinesi ( e chi deve intendere intenda ) ; i miei connazionali devono rispettare le leggi ( che altro poteva dire: i cinesi possono comportarsi a loro piacimento nella vostra città ?); per i clandestini io sono a Roma e non so cosa succede in Toscana (chissà che ci sta a fare il console cinese a Firenze!): comunque noi siamo contrari all’immigrazione clandestina ( in Cina ?) ; l’evasione fiscale deve essere punita e la Cina è contraria alla contraffazione (e chi ha mai pensato il contrario!); è bene che aziende cinesi assumano lavoratori italiani (come è umana Sua Eccellenza a rispondere positivamente ad una richiesta indefinibile dei suoi autorevoli interlocutori !)
Colpiti dalla foga entusiastica delle interviste e delle dichiarazioni post –visitam ci verrebbe da esclamare, parodiando gli appassionati gridolini filo-americani delle signore della Milano bene, “ siamo tutti cinesi!” . Ma di un aspetto indecente, forse volutamente ignorato, è obbligatorio parlare con stupito realismo. Durante lo storico incontro gli argomenti di fondo hanno riguardato il distretto tessile e il suo futuro. E loro, gli interlocutori naturali, le icone simbolo indiscusso di questa città, protagonisti nel bene e nel male della crisi, fornitori privilegiati di capannoni in disuso e di macchinari ammortizzati ai colleghi orientali, non c’erano all’incontro con Sua Eccellenza. Cosa è successo? Le ragioni possono essere diverse. Primo. Gli industriali pratesi non sono stati invitati dagli organizzatori dell’incontro, tipo “ ragazzi, lasciateci lavorare” Secondo. Sono stati invitati ma, arrivati in ritardo il cerimoniere, certamente di sinistra, non li ha fatti entrare ( le regole valgono più della sostanza) Terzo. Nessuno di loro era informato dell’avvenimento (quei pochi che leggono i giornali erano a giocare a golf ) Quarto. Se ne sono volutamente disinteressati come segnale di orgogliosa autonomia. Quinto. Hanno considerato il Sindaco-industriale come loro delegato con pieni poteri (e noi modestamente siamo di questo avviso). Comunque sia la situazione è grave ma non è seria. Finché c’è la salute!


Carlo Montaini


21 marzo 2010

mercoledì 24 marzo 2010

BERBERI


Dal Veltrusconi ai Berberi

di Guido Biancardi

Cosa sia il Veltrusconismo (anche nella sua versione franceschiniana) è chiaro da tempo, per i Radicali. Il Regime dei 20+60 anni si mantiene sorreggendosi ora sui due pilastri del bipolarismo coatto ottenuto con ripetuti affinamenti di sistemi elettorali atti a sfoltire da ogni resto alcuni players esclusivi della partita italiana, ciascuno con il suo debitamente autorizzato scudiero elettorale convenzionato e preventivamente autorizzato, quando non puramente costruito ad hoc per esserlo a mezzo della comunicazione bipolare di Raiset in tutte le sue estensioni anche quelle cartacee. E' già moltissimo essere arrivati a diagnosticare e denunziare il male oscuro, la peste italiana, che trasfigura in democrazia occidentale un assetto politico e statuale plasmato più sul dominio antidemocratico di oligopoli legittimati istituzionalmente (Corporazioni e Concordati) che sulla affermata ma subito stravolta (ed il “libro giallo“ dei Radicali precisa le tappe) legalità costituzionale e sullo Stato di Diritto.
Berberi (da leggersi Ber-Ber-i) è invece un neologismo tanto facile quanto accuratamente evitato nella dialettica politica conseguente alla premessa della denunzia del Regime; perchè non attualizzare il Veltrusconi in Ber-sani + Ber-lusconi, quindi, anche senza scomodare troppo Gheddafi che berbero dovrebbe essere per etnia, il nuovo regime che sarebbe aggiornato con il riferimento all'ultimo dei Segretari del sopravvissuto PD alle sue stesse macerie politiche?
E' invece davvero Bersani la stella del mattino di una possibile ma sempre rifiutata aurora finalmente democratica di un Paese le cui basi popolari (comuniste e cattoliche in particolare) si rivelassero in grado di esprimere i loro veri bisogni e le loro contiguità ideologiche sottratte al dominio della propria nomenclatura assolutista votata al loro continuo tradimento in vista della conservazione del proprio potere?
L'”effetto Bersani”, sarebbe, il segno di discontinuità da una politica ferocemente conservatrice del proprio dominio ideologico e politico a scapito della possibilità che si innestasse nel tronco ormai marcito dalle radici dell'ottantennio di regime antidemocratico italiano, il nuovo ramo dei principi del liberalesimo occidentale con i suoi corollari inscindibili di liberismo e libertarismo. La sua dimostrazione risiederebbe nell'apertura all'apparenza generosa e non condizionata in ogni suo possibile effetto di sviluppo, a Bonino (ed a Vendola) nella prospettiva delle imminenti elezioni regionali la cui importanza le fa equivalere ad una tornata politica nazionale.
E' possibile che questa apertura di credito strategico sia doverosa e legittimata dalle premesse di una realtà davvero mutata nelle sue strutture di fondo. Che, al momento in cui ci si affacci sull'orlo del burrone, si devii da una rotta tragica e distruttiva del Paese, in un soprassalto di resipiscenza. Dio lo voglia. Ed a Emma Bonino è dato il compito di levare il vessillo della Riforma sui colli fatali.
Ma restano come macigni alcuni fatti politici da cui è impossibile prescindere: dalla candidatura di D'Alema a mister PECS (ad ambasciatore della UE), avanzata dal premier Berlusconi, alla sua nomina a controllore dei servizi italiani, sino al più recente episodio di un'iniziativa legislativa a prime firme D'Alema/Bocchino tesa a costituire come esercito supplementare della Repubblica la Guardia di Finanza a capo della quale dovrebbe essere designato un generale dell'Esercito.
L'ex dalemiano Bersani sarebbe ormai sciolto dal suo mentore politico così da costituire la speranza di un'inversione di tendenza dal consolidarsi del Regime bicefalo da cui dovremmo necessariamente emanciparci per non sottostarvi senza speranza e nel rischio drammatico, conclamato come sempre più attuale, di una sua espansione al di là dei confini d'Italia.
Propongo una lettura della situazione politica a suo modo ancor più, se possibile, drammatica dalla quale è necessaria una messa in guardia chiara. In un momento particolare. Quello della vigilia delle elezioni regionali che possono costituire un giro di boa da cui il rientro può divenire impossibile.
Stante il Regime che non considero né una drammatizzazione opportunistica e nemmeno una fantasiosa ipotesi, come sono schierate (e dissimulate) le forze in campo di quel risiko del potere interno alla maggioranza ed all'opposizione che non può trovare sosta e che, anzi, accelera le mosse per la conquista finale della vittoria? Nel Governo alcuni ministeri chiave sono stati assegnati (come postazioni di fondamentale importanza da presidiare) ad esponenti di due delle componenti del polo governativo che si tengono reciprocamente in scacco: l'ex AN e la Lega. Parlo del Ministero degli Interni di Maroni e di quello della Difesa di La Russa, in particolare (Alfano sarebbe un discorso da trattare affatto a parte).
Le elezioni Regionali giungono al traguardo di una asserita conquista da parte della Lega del “federalismo”, fiscale e non. Autonomia compiuta e responsabile per alcuni, essa è considerata da altri premessa possibile della fine della coesione nazionale, sino al rischio più volte ventilato di una “secessione”. Mentre Berlusconi, stretto a Bossi “promette” il “suo presidenzialismo”.
Per questo le prossime elezioni non saranno decisive solo come ulteriore momento di verifica della distribuzione nazionale dei consenso degli elettori, ma per come si disegnerà il contorno del dominio territoriale che esse comporranno per vincitori e vinti (non vincerà tanto che conquisterà più regioni, ma perderà, irrimediabilmente o quasi, chi non conquisterà “certe” Regioni).
La partita del Nord vede dichiaratamente la Lega puntare all'egemonia di una macroregione omogenea da contrapporre alle altre, in particolare al “parassitario” territorio del Mezzogiorno. Gli Interni dovrebbero essere un punto di garanzia contro ogni possibile manovra antagonistica in nome dell'unità nazionale. La Difesa costituisce già il contropotere da attivare in quest'ottica, in una temperie ove si dà per credibile la voce secondo cui il Presidente della Repubblica rivendichi esplicitamente (non pubblicamente, ma di fronte al Presidente del Consiglio) il suo ruolo, come capo dello Stato, di Comandante in capo delle Forze Armate. La Guardia di Finanza vi aggiungerebbe forza ulteriore? Ma, guarda caso, è ad un noto collaboratore del Presidente della Camera Fini ed ex Segretario di AN ( Italo Bocchino) che è affidato il tentativo di rafforzare un asse del Sud (con D'Alema e La Russa, e con le Regioni centrali ”rosse” e meridionali” nere”) da contrapporre a quello del Nord Azzurro/Verde (Berlusconi, Bossi, Maroni, Scaiola, Formigoni e fra poco con Zaia con, forse, Cota; ed in Liguria?).
Le Regioni sarebbero, nel risiko, aree di conquista e contemporaneamente fornitrici di forze da mettere in campo in una speriamo solo sincopata partita di un sostituto virtuale di guerra civile.
Le provenienze dei soggetti politici schierati sono d'altronde interessanti. Berlusconi e Bossi da un vertice e D'Alema dall'altro sono troppo distanti. Ma Fini e Bersani (come Franceschini) sono entrambi emiliani; hanno nella memoria storica delle loro terre d'origine la cicatrice della linea gotica e la scansione dell'8 Settembre. La faglia della memoria storica passa da lì. Da una terra che ha vissuto la Repubblica Sociale assieme alla macchia partigiana “in famiglia”, ed insanabilmente. Dove si concepirono come non innaturali tradimenti di sangue e condivisione di tragici sogni.
Che esista una faglia trasversale nello stesso Regime che solo fittiziamente gioca sulla contrapposizione insanabile di schieramento ideologico fra i due poli per convincere gli italiani della rispettiva immutabile fede politica e valoriale è dimostrato ampiamente anche dal fatto che essa è chiaramente percepibile non solo in politica interna ma, quasi maggiormente, anche in politica estera. Su Gheddafi, Putin, politica Medio -Orientale e Mediterranea, Cina, e, per contrasto, USA (avolte con a volte senza Obama), si mostrano delle assonanze /dissonanze troppo forti fra alcuni esponenti di un polo con altrettanti dell'altro per essere frutto di semplici coincidenze di semplice spregiudicatezza o il prodotto di vicinanze di caratteri, storia e valori, più che di concrete coincidenze di spesso inconfessabili interessi.
Questa faglia, non fra civilizzazioni ma di poteri, è la garanzia di non essere spazzati via dall'altra parte incontrollabile di sé anche in caso di alterazione improvvisa del quadro civile e sociopolitico, nazionale o internazionale. É il tentativo, parzialmente inconsapevole ed “infantile” di precostituire un grande fossato là dove più o meno grandi muraglie non hanno retto.
E'” fatta “per i tempi della sospensione del diritto ordinario, per i tempi delle emergenze, per i tempi della guerra.
(notizie radicali, 1103)