sabato 7 settembre 2013

LA NAZIONE


Un indizio non basta a fare una prova! Ma più indizi costituiscono una prova anche in qualche aula di Tribunale. E di indizi ce ne sono a bizzeffe ormai. Si stiamo parlando dell'House Organ (ex) della Giunta Comunale di Prato e del Sindaco Roberto Cenni. La redazione pratese de La Nazione. In questi ultimi giorni pare avere annusato che per questo governo cittadino e per il centrodestra pratese è suonata l'ora della ritirata e della sconfitta. Prontamente, seppur subitaneamente, ecco al lavoro la "ciurma" agli ordini di capitan Piero "Findus" Ceccatelli per la strambata straordinaria necessaria per rimettersi in linea di vento favorevole. Non possono che essere interpretate così le pagine degli ultimi 3/4 giorni della cronaca locale del quotidiano fiorentino. 

Primo indizio: alla conferenza stampa sui referendum radicali del coordinatore provinciale del PDL Riccardo Mazzoni è presente, seppur sollecitata dal senatore, una giornalista della redazione. Ma nessun resoconto, neppure un misero rigo viene pubblicato sulle pagine locali;

Secondo indizio: la prima pagina ospita un intervento pre-precongressuale di Andrea Lulli critico nei confronti del compagno Antonello Giacomelli (un altro accusato di strambare al vento..);

Terzo indizio: il Settembre Pratese organizzato da Cenni e dalla sua Giunta ottiene un ragguardevole successo di pubblico (se non di critica..). Tuttavia le pagine locali della Nazione scelgono di dare spazio, foto e commenti a comportamenti ineducati ed incivili di poche persone presenti nelle piazze cittadine;

Quarto indizio: un intervento pacato ma riflessivo del presidente della Circoscrizione Centro Taiti sugli avvenimenti al centro delle contestazioni del giornale viene cestinato;

Quinto indizio: la prima pagina ospita un altro "editoriale" pre-precongressuale democrat. Stavolta l'onore tocca ad Antonello Giacomelli. Che replica a Lulli. La Nazione è diventata, praticamente, l'arena ufficiale del dibattito precongressuale del PD.

Cinque indizi fanno certamente una prova. Del mutato atteggiamento della Nazione nei confronti degli ex amici del centrodestra pratese. Adesso la redazione locale cerca un riposizionamento. Le elezioni del 2014 sono dietro l'angolo ed in Piazza Ciardi devono aver già battezzato il presunto vincitore. E com'è nella decennale tradizione di quella redazione gli vanno in soccorso.

Certo anche pensando a future composizioni della nuova Giunta. In fondo La Nazione ha fornito a questa Giunta due assessori "tecnici". Che potrebbero, eventualmente, tornare utili anche alla nuova compagine dello schieramento vincente nel giugno 2014. D'altronde lo sport nazionale italiano, da secoli, è uno solo: quello di accorrere in aiuto al vincitore (o presunto tale). Così possiamo concludere che la Giunta Cenni passa dall'exploit situazionista del WC in house ad una catastrofe annunciata dal WC en plein air!!Sic transit gloria Cenni!! Una prece!!

MARCO PANNELLA

PANNELLA A FIRENZE

CASO ESPOSITO

VALERIO SPIGARELLI

ATREJU 2013

SOLE (50)


ANGELINO ALFANO

venerdì 6 settembre 2013

SETTEMBRE PRATESE





Lettera al Sindaco Roberto Cenni e all'assessore Roberto Caverni


Caro Sindaco, Caro Assessore
anche ieri sera è stato un gran successo per gli eventi del cartellone del Settembre Pratese. La piazza Duomo era gremita di appassionati arrivati in centro ad ascoltare il concerto verdiano della Camerata pratese. Anche di più i cittadini che hanno preferito la leggerezza e la simpatia di Jerry Calà in Piazza Mercatale. Dove, nell'ovale del Valentini continua a riempirsi di pubblico la Festa Medievale.
Occorre sottolineare come questo settembre pratese, anzi questi settembri pratesi, fanno onore alla Giunta comunale ed agli organizzatori. Mai in passato, a parte il Luna Park con i fuochi d'artificio e la marcia di Figline, l'amministrazione comunale aveva offerto così numerose e variegate occasioni di divertimento e/o di ricreazione e passatempo come questa. E' stato davvero un piacere rivedere Piazza Duomo ed il Mercatale pieni fino all'inverosimile con  tanti giovani e meno giovani pratesi a divertirsi. Naturalmente, come ogni cosa umana, ai tantissimi lati positivi se ne aggiungono altri negativi. Nello specifico viene chiesto davvero un grande sacrificio ai residenti della Piazza Mercatale (come lo sono, una domenica si ed una no coloro che abitano nella zona del Lungobisenzio per altri motivi..) che, per settimane, son quasi prigionieri nelle loro abitazioni. Ed anche agli "sfortunati" abitanti delle vie laterali. Che, complice il buio della notte, diventano in queste occasioni delle latrine a cielo aperto a disposizione di pochi maleducati frequentatori della piazza, maschi o femmine che siano. In nuove edizioni del settembre, dunque, occorrerà tenere in debito conto questi aspetti, lavorarci sopra e trovare tutti assieme della valide alternative che non risultino penalizzanti per i residenti della Piazza e delle vie confinanti. 

Massimo Taiti
Presidente Circoscrizione Centro   

COMUNE, STAMPA E REFERENDUM




Il Comune di Prato, nonostante una precisa circolare del Ministero dell'Interno che invita a dare la massima pubblicità alla possibilità di firmare i 12 referendum radicali presso i propri uffici, fa esattamente il contrario: nasconde la notizia e dove la fornisce la sbaglia. Sulla HOME PAGE di comune.prato.it non c'è traccia dell'ufficio comunale presso il quale è possibile firmare i referendum. Sulla pagine dell'URP, che è l'ufficio addetto alla raccolta delle firme, si fornisce una data di scadenza della raccolta sbagliata. Abbiamo già abbondantemente comunicato al Comune che la raccolta terminerà il 23 settembre. Neanche menzionata la notizia che da lunedì 9 settembre i cittadini potranno apporre la loro firma in calce ai referendum radicali presso le 5 Circoscrizioni cittadine. Bene in evidenza, invece, l'essenziale ed urgente notizia sugli orari invernali delle piscine. Grazie Comune di Prato. Grazie Sindaco. Grazie nuovo Segretario Generale.
Nel contempo continua, imperterrito, il completo silenziamento dei referendum da parte della stampa locale, scritta e web. Non un comunicato del Comitato Pratese per i Referendum è stato mai pubblicato. Non pubblicata nemmeno, a parte uno smilzissimo trafiletto del Tirreno, la conferenza stampa che tenne qualche giorno fa il coordinatore provinciale del PDL senatore Riccardo Mazzoni. Cosicchè se qualche cittadino avesse l'abitudine di tenersi informato attraverso le pagine di quel giornale non saprebbe nemmeno che è in corso, da giugno ormai, la campagna referenderia radicale. Non viene pubblicata nemmeno una notizia di pubblica utilità come quella che prevede la possibilità per i cittadini, da lunedì 9 settembre, di recarsi a sottoscrivere i referendum presso le 5 circoscrizioni territoriali. Non conosciamo le ragioni di questo atteggiamento. Certo non può essere accampata la scusa di mancanza di spazio. Nazione, Tirreno e giornali web sono pieni di notiziole risibili e di alcuno interesse pubblico. Dev'esserci, dunque, un preciso calcolo politico che sta dietro a questo reiterato ostracismo verso i 12 referendum radicali.
Ostracismo che neppure le notizie nazionali (firmano Berlusconi, Di Pietro, Vendola, Manconi, Pisapia ecc. ecc.) riescono a scalfire.

GORILLAIO


Di fronte al ''gorillaio'' e al ''teatrino'' della politica italiana ''e' naturale che uno stia zitto''. Matteo Renzi ha spiegato cosi' il suo 'silenzio' delle ultime settimane sui temi della politica nazionale, nell'intervento tenuto alla Festa del Pd di Borgo Sisa (Forli'), trasmesso in diretta da Rai News 24. Renzi ha ironizzato sul ''gorillaio'' composto da ''falchi e colombe'', una ''pitonessa'', il ''tacchino'' evocato in campagna elettorale da Pier Luigi Bersani. Un ''teatrino'', ha detto, che ''allontana le persone'' dalla politica e ''allora e' naturale che uno stia zitto, che non si preoccupi di questo''
Matteo ha dunque sdoganato il gergale "gorillaio". Che è un "concetto" politico-sindacale proprio dell'area pratese e fiorentina. Dovrebbe stare a significare uno scomposto ed incomprensibile agitarsi di persone e personaggi che più che impegnati a farsi chiaramente comprendere emettono una serie infinita di "rumori", grugniti, bramiti ecc. ecc. tali da poter essere equiparati ai concitati rumori emessi da un gruppo di gorilla selvatici.
Si può utilizzare il termine "gorillaio" per definire questo momento della politica pratese? Ma certamente si! Grande è la confusione sotto il nostro splendido sole settembrino. Quasi caotica l'atmosfera che si respira nel Palazzo politico per eccellenza. Quello comunale. Che l'altro giorno ha ospitato una riunione di tutta la maggioranza che sostiene il sindaco Cenni. Agli ordini del convocatore Roberto Baldi, capogruppo del PDL, si sono presentati 13 dei 20 consiglieri rimasti a fare la guardia al sindaco.
Già questa rilevazione numerica non faceva presagire granchè di buono. Ovvio che nelle intenzioni di Baldi il summit doveva servire per fare opera di coesione intorno alla questione emergente adesso: la sostituzione come presidente del consiglio comunale di Maurizio Bettazzi. Pare che Baldi abbia esordito sostenendo che per gli accordi tra le varie componenti interne del PDL la poltrona avrebbe dovuto essere assegnata ad un esponente degli ex AN (segnatamente Alessandro Giugni). Che, tuttavia, ha rinunciato alla candidatura. La scelta di Baldi e del PDL, allora, è caduta, si dice per continuità istituzionale, sull'attuale vicepresidente del consiglio Andrea Amerini. Chiaro, però, che lo spostamento di Amerini sulla poltrona più alta del consiglio comunale pone il dovere di risolvere diversi problemi connessi. Intanto la rielezione di un nuovo vicepresidente. E, conseguentemente, una nuova e più politicamente razionale composizione delle varie commissioni consiliari. Ed è stato subito "gorillaio". Pare che siano volate accuse non riferibili tra Paradiso, Ponzuoli, Lafranceschina, Lavigna ecc. ecc. Ognuno accusando l'altro di pretendere di tutto e di più. Il capogruppo Baldi ha dovuto sfoggiare tutta la sua esperienza e tolleranza per riuscire a mantenere la "discussione" nei confini della correttezza. Roberto Baldi, nel frattempo, le studia tutte per riuscire a portare a casa un risultato positivo nella rischiosa rielezione del presidente del consiglio comunale. Pare certo, ad esempio, che Baldi abbia perfino proposto alla minoranza (PD) di indicare un "loro" candidato preferito tra i consiglieri del PDL. Assicurando che il suo partito avrebbe seguito docilmente l'indicazione, eventuale, del gruppo PD!!
Stavolta, però, la "sventurata" Gertrude, interpretata nel caso da Massimo Carlesi, NON rispose all'Egidio-Roberto Baldi.
L'arditissima proposta è stata immediatamente rimessa al mittente. Non s'ha da fare!! Al che Egidio-Baldi ha ripiegato sulla richiesta di un voto di astensione da parte della minoranza. A simiglianza di quanto avvenne 4 anni fa in occasione dell'elezione di Bettazzi. Gli è stato risposto, of course, che dal 2009 ad oggi sono del tutto mutati i rapporti di forza. Allora si era a 25 consiglieri contro 16. Oggi a 21 contro 20! Altra storia, altro contesto, altro campionato! Cosicchè, per il momento, tutto è fermo alle caselle iniziali. E la sensazione è che il 13 settembre possa accadere di tutto! Perfino l'elezione di un presidente non gradito all'asfittica maggioranza ed al sindaco Cenni. Nessuno è in grado di sapere come reagirebbe Roberto Cenni ad un nuovo smacco della sua maggioranza. Lui, pare, fa circolare la voce che è pronto a dimettersi ove questo accadesse. Ma quanto sia realmente concreta questa possibilità ovvero sia solo un modo per tenere sotto "schiaffo" la risicatissima maggioranza questo non è dato di sapere. Quel che appare abbastanza sicuro è che domenica sera, 8 settembre, il Corteggio Storico in notturna potrà essere una delle ultime occasioni per incontri, pour parler, accordi tra le varie componenti della maggioranza, tra le componenti della minoranza e tra maggioranza e minoranza. Non resta che aspettare. Lunedì sarà un altro giorno!! Non solo a Roma.

SIENA: INTERCETTAZIONI? NO, NON SI PUO'


Le intercettazioni a Ceccuzzi non s’hanno da fare…

da ereticodisiena.it 05/09/13


Quando si parla della Giustizia, bisogna sempre andarci cauti. Con i piedi di piombo. Terreno minato, scivoloso quanto più sia possibile immaginare. Resta il fatto che certi comportamenti della Magistratura Giudicante destano inquietudine: quello del Gip Ugo Bellini del Tribunale di Siena nella vicenda Mps, per esempio.
La vicenda l’ha ben descritta Davide Vecchi sul Fatto di esattamente un mese fa (5 agosto), ma crediamo (temiamo) che sia del tutto sconosciuta a molti lettori del blog (figuriamoci agli omini degli orti o alle donnine della Cooppe: loro mai sapranno di queste cose, affinché sappiano sempre come votare, nel “segreto” dell’urna…).
Il 3 aprile 2012, i “tre moschettieri” della Procura di Siena che indagano su Mps richiedono (e non era la prima volta!) di potere intercettare pezzi grossi della banca, nonché Franco Ceccuzzi, ovviamente motivando il perché di tale richiesta. Il Gip Bellini cosa risponde, ai Pm Grosso, Nastasi e Natalini? Che non si può. Punto e basta.
L’8 maggio 2012, il giorno prima dell’arrivo della Guardia di Finanza a Rocca Salimbeni, la Procura di Siena chiede di potere perquisire l’abitazione di Mussàri Giuseppe, fino a 4 mesi prima Presidente della banca. Il Gip Bellini, anche in questo caso, nega la possibilità di farlo. Davide Vecchi riporta la motivazione data dal Giudice:
“…potrebbero determinare contrasti interpretativi sulla legittimità”.
Capito? Niente “visitina” in Villa Agostoli, dunque. Non s’ha da fare.
Il Giudice Ugo Bellini viene da una lunga esperienza nel campo del Civile, prima di approdare al Penale.
Il maestro Adriano Fontani (da sempre in prima linea nel denunciare il malaffare della Val d’Arbia e di Siena), che purtroppo di travagli giudiziari ne ha avuti e ne ha non pochi, se l’è trovato davanti in più di una occasione. E mi ha voluto fornire del materiale, davvero stimolante, su una causa in cui i Giudici erano una trojka (Benini, Cavoto, appunto Bellini). Roba della primavera del 2009.
In settimana prossima, questo blog ne scriverà volentieri. Molto volentieri.
Perché certe vicende processuali possano stimolare un dibattito: almeno questo – lasciatecelo dire – auspicabile.
Ps Da oggi è agli arresti domiciliari Riccardo Fusi, grande amico di Denis Verdini. La “sua” impresa (Baldassini Tognozzi Pontello) se la passava male assai, nel 2008.
Come scritto nel mio “Mussari Giuseppe” (pagina 264), quale banca senese si fece avanti per aiutarla, a suon di milioncini di euro? La banca etica per eccellenza: quando di mezzo ci sono gli amici giusti…

SIENA: DECADENZA DEL SINDACO VALENTINI



ENZO BIANCO

GRAZIANO DEL RIO

VENDOLA FIRMA

CAMPO ASHRAF

SOLE (49)


giovedì 5 settembre 2013

PALAZZO VESTRI


Certo! Certo!! Come si fa a non concordare con Emanuele Berselli e l'unanime commissione urbanistica del Comune. Che ha accordato l'ennesimo cambio di destinazione d'uso del Palazzo Vestri di Piazza del Duomo. Un  Palazzo ed una proprietà nati davvero sotto una buona, anzi ottima stella (non per niente il Palazzo è stato per anni ed anni la sede dell'Albergo Stella d'Italia..)! Non soltanto Palazzo Vestri è stato preso sotto l'ala protettrice della Provincia di Prato (Immobiliare SpA) che ha provveduto a ristrutturarlo e restaurarlo a regola d'arte. Poi l'ha anche affittato. Pagando regolarmente la locazione alla proprietà. Dopo averne ottenuto la prima variante d'uso la Provincia ne ha fatto sede di qualche proprio ufficio e ne ha subaffittato parte alla New Haven University. Finchè, l'anno scorso, profittando di norme favorevoli della spending review montiana lo ha cortesemente riconsegnato, intatto, restaurato e ristrutturato ai legittimi proprietari. Che, adesso, paiono intenzionati, forse, a riospitarvi la medesima università americana. Ottenendo per questo un altro via libera al cambio della destinazione d'uso da parte dell'unanime commissione comunale competente. Ragioni di interesse "pubblico e comune" hanno consigliato questa nuova variazione. Che fa sorgere, però, una domandina: dunque quando la Provincia ha ospitato a Palazzo Vestri la New Haven University l'ha fatto in maniera abusiva? Giacchè, allora, la destinazione del Palazzo era per "servizi tecnici"?  Oppure l'attuale variazione, introduce qualche elemento nuovo (ad esempio la realizzazione di una "foresteria"...) che abbisogna della nuova variante?
Ai posteri l'ardua sentenza. A noi non resta che prendere atto della rinnovata buona stella dell'ex Stella d'Italia. Ed augurarci che, in un futuro più o meno prossimo, la "foresteria" studentesca non risulti essere stata il cavallo di Troia per nuove e più remunerative (per la proprietà) destinazioni d'uso. 

DIAVOLINO


Ha suscitato qualche polemica il precedente post http://liberamenteprato.blogspot.it/2013/09/citta-etrusca.html sulla ripresa degli scavi a Gonfienti e sulle responsabilità relative all'abbandono di qualsiasi progetto pratese per un Museo Archeologico Etrusco.
Addirittura un noto e qualificatissimo consigliere del Sindaco (metà architetto e metà docente universitario) ha messo mano al mouse ed alla tastiera per "difendersi" da presunte accuse.
Innanzitutto dichiarando, ma lo sospettavamo fortemente, che come "consigliere volontario" del Sindaco Cenni non percepisce alcun compenso. Cosa che, ovviamente, è nota a tutti!! Quasi una excusatio non paetita......!! A noialtri, tutte le volte che sentiamo questa argomentazione, non sappiamo perchè, la mano scivola lungo il fianco alla ricerca di una pistola (che non abbiamo..). Poi, con la dovuta calma e la nonviolenza che ci contraddistingue, ammettiamo il fatto e ne prendiamo nota. Pur se nella mente continua ad agitarsi quel vecchio detto popolaresco "Per niente non canta il cieco..per niente non canta il cieco...per niente non canta il cieco...". Tuttavia essendo convinti esattamente del contrario ma pasolinianamente non avendo alcuna prova ci arrendiamo a quelle dichiarazioni. D'altra parte siamo stati anche convinti che Razzi e Scilipoti stanno in Parlamento per lavorare al bene della Nazione e di tutti...Dunque...!! Ma quel diavoletto del detto popolare ormai s'è insinuato nel nostro sentire. E non vuol smettere la sua cantilena. Anzi ci suggerisce di andare sul sito del Comune di Prato, sezione "Governo della Città", voce "Sindaco", sottovoce "Deleghe e consulta dei consiglieri del Sindaco" ed aprirla  http://www.comune.prato.it/sindaco/?act=i&fid=637&id=20090923133212354.
Ci troviamo i nominativi dei Consiglieri cenniani. Non tutti veramente. Uno degli ultimi nominati non compare. Sarà perchè si occupa di una materia volatile come l'arte! E neppure una consigliera multipoltronata è citata nella consulta. Forse perchè lei è la sola ad essere regolarmente retribuita proprio per la sua attività consiliatrice.
I nomi che vi sono indicati sono tutti personaggi che consigliano il sindaco "volontariamente e gratuitamente". Tuttavia il diavolino di cui sopra ci suggerisce di fare una ricerca mirata sui nomi che appaiono nella Consulta. Così, a miracol mostrare, rintracciamo molti di quei nominativi, ovvero degli omonimi. Chi alla guida di prestigiose istituzioni culturali cittadine; chi alla testa di importanti aziende di proprietà o partecipate dal Comune; chi nel ruolo di intermediario d'arte; chi nelle vesti di coordinatore artistico degli eventi spettacolari vanto della Giunta Cenni; chi come autorevole esponente di Comitati che propongono realizzazioni  di opere artistiche in città e sulla Calvana; chi, pur non compreso nell'elenco, sta dilagando nel centro storico aprendo improvvisamente e meritoriamente megaspazi d'arte. E chi, infine, come destinatario di importanti e prestigiosi incarichi (Cascine di Tavola, di restauro di altrettanto importanti e prestigiosi Palazzi di proprietà comunale, membro di importanti commissioni urbanistiche comunali, piani del colore, Piano Strutturale ecc. ecc...).
Il diavolino mi suggerisce che, probabilmente, al netto delle omonimie sempre possibili, tutti questi
incarichi e poltrone sono solo fortunatissime coincidenze. O, a pensar davvero male (facendo peccato di maliziosità..) una modalità scelta da Roberto Cenni per "ricompensare" i suoi numerosi e prestigiosi (!) consiglieri.  
Noi, assai meno tendenziosi del diavolino, siamo più propensi a ritenere che questi personaggi sono dove stanno solo per i loro chiari meriti nei campi di loro competenza. Si va bene diavolino...Mi suggerisce la vocina diabolica che in tutte le postazioni prima ricordate vi è un "busco"! Ovvero i consiglieri volontari ed a titolo assolutamente gratuito ricevono lauti e meno lauti compensi per questi loro ruoli "secondari".......Ma, d'altra parte, caro diavolino, non tutto può essere svolto in modalità gratuita. Son tutti impegni che, ancorchè svolti a tempo perso e magari da illustri pensionati, richiedono, comunque, una buona dose di ore da destinare al "bene comune", ai cittadini ed alla città. Dunque è più che giusto che i "volontari gratuiti" smettano, per questi loro ruoli professionali, i panni dei cittadini disinteressati ed incassino le loro meritate prebende. 

PANNELLA A SKYTG24

FINI-GIOVANARDI

SEL E IMU

GAETANO PECORELLA

SOLE (48)


mercoledì 4 settembre 2013

VALERIO BARBERIS (SECONDA PARTE)



http://liberamenteprato.blogspot.it/2013/09/valerio-barberis-prima-parte.html

continua....

f) Anche la nostra città di Prato soffre, evidentemente, degli stessi mali prima elencati. Ad un bel centro storico denso di edifici mirabili corrisponde il caos urbanistico degli anche immediati dintorni! Per ritrovare qualcosa di umanamente accettabile occorre riandare ai centri storici, o meno storici, dei borghi periferici (Figline, San Giorgio a Colonica, Iolo, Galciana, S.Lucia ecc. ecc.) che hanno potuto conservare una loro qualche identità! Può farci qualche osservazione ulteriore?

Prato è una città unica.
La sua storia, la storia del distretto tessile del dopoguerra, è unica ed il tessuto urbano ne è la manifestazione concreta. http://www.youtube.com/watch?v=uvptCDocH54
Può piacere o meno, ma è unico nel suo genere. Secchi riprendendo un termine già utilizzato ha definito mixitè l'amalgama urbano che caratterizza parti omogenee del tessuto cittadino, molto note ai cittadini pratesi.
Può essere meno noto che le modalità con le quali l'uomo storicamente si è distribuito nella piana che va da S. Lucia all'Ombrone sono anch'esse uniche, nel senso che si sono formati piccoli borghi lungo direttrici che derivavano dalla centuriazione romana e che si sono sviluppati lungo il sistema delle gore, funzionante dal XI secolo, che incanala l'acqua del Bisenzio a S. Lucia alla presa del Cavalciotto e la distribuisce a tutta la piana riversandola infine nell'Ombrone. Questo sistema di regimazione e distribuzione delle acque è assolutamente unico ed ha garantito energia idraulica per quasi un millennio, fino, cioè, all'avvento dell'energia elettrica.
Uno dei piani urbanistici più importanti e pregno di conseguenze per il territorio pratese è il Piano Savioli – Bardazzi, un piano che non vide mai la luce, perchè rifiutava la divisione in aree omogenee del territorio pratese, ovvero la procedura dello zoning, dimostrando un approccio assolutamente innovativo e privo di altri esempi a livello nazionale nel periodo. In quel piano vengono poste le basi conoscitive e concettuali di tutta la successiva pianificazione urbanistica pratese ed uno degli elementi cardine è proprio il riconoscimento dell'importanza delle frazioni, concepite come parte di un sistema urbano in cui una rete di centri urbani storicizzati (a partire del centro cittadino), sono intervallati da parti di territorio agricolo e urbanizzato.
Questa peculiarità del territorio pratese è posta anche alla base del Piano Secchi che a tutt'oggi, rappresenta uno dei piani più innovativi prodotti in Europa negli ultimi anni, nel quale sono state introdotte tematiche legate alla sostenibilità alla scala del territorio che sono state riprese successivamente a livello internazionale.
Quando si va a Soho o a Tribeca a New York, o nella zona di Via Tortona e Milano, o nella zona dei Dora Doks a Torino, o ancora a Vauxhall a Londra ci si confronta con aree urbane nate come luoghi di produzione, che hanno trasformato in modo innovativo la loro unicità. 
Quando si va a Prato in molte aree di Via Bologna o Via Strozzi ci si confronta con aree urbane che hanno sostituito la loro unicità con i più anonimi quartieri dormitorio. 
Tutto questo per dire cosa: Prato ha delle peculiarità che potrebbero essere tranquillamente la base su cui impostare un ragionamento per un suo rinnovato sviluppo in chiave innovativa.
Il sistema del centro storico e delle frazioni che formano una rete di centri distribuiti lungo le antiche direttrici delle gore è eccezionale.
Anche la presenza delle numerose etnie che compongono la mixitè sociale di Prato ha dell'eccezionale.
Anche le Cascine di Tavola sono eccezionali.
Anche la città etrusca è eccezionale.
Anche il distretto tessile con la sua origine sul mescolo (mixitè) del cardato è eccezionale.
Anche il Centro Pecci ha dell'eccezionale (lo ricordo che è il primo centro d'arte contemporanea in Italia).
Anche il Macrolotto zero è eccezionale.
Anche il complesso del Museo del Tessuto e della Biblioteca Lazzerini.
Anche il sistema delle gore è eccezionale.
E' chiaro che il punto di partenza è riconoscere questa eccezionalità.
E' evidente a tutti i cittadini di Prato che i monumenti del centro cittadino (compreso il rinnovato Palazzo Pretorio) costituiscono un insieme eccezionale nel quale le persone si riconoscono. Non tutti sanno che uno di quei monumenti, il Teatro Metastasio, è stato negli anni '70 uno dei centri di ricerca più avanzati a livello internazionale nell'ambito teatrale  http://www.gherardovitalirosati.it/spip.php?article42 
Quindi è vero che Prato è una città priva delle qualità che vengono riconosciute ad altre città, ma è anche vero che ha delle qualità diverse ed altrettanto interessanti, che devono semplicemente essere fatte venire a galla.
Faccio un esempio: il sistema dei “Passanti Verdi” immaginati da Secchi potrebbe essere eccezionale.

g) Prato si è sempre dotata, almeno dall'immediato dopoguerra, di strumenti urbanistici (i cosiddetti Piani Regolatori). Tuttavia, a parte le previisoni a volte anche assai sballate di queste normative, non ha avuto, all'evidenza, uno sviluppo urbanistico coerente ed efficace. Vuol forse dire che i PR o adesso i PS ed i RU sono strumenti inutili?

Il problema è evidente che non è pratese.
Il boom edilizio connesso alla fase del boom economico in Italia ha di fatto rappresentato una cesura definitiva tra un prima ed un dopo. Le modalità di appropriazione e costruzione del territorio hanno perso qualsiasi legame con una tradizione insediativa che,di fatto, era stata la medesima da sempre.
L'unico momento di deroga alla tradizione era stato l'espandersi ottocentesco di alcune città oltre le mura, con la demolizione di queste ultime, ma di fatto la città ottocentesca rispecchia una concezione della città assolutamente coerente con il passato.
I fenomeni urbani come quelli che sono successi a Prato nel dopoguerra non avevano alcuna possibilità di essere regolamentati.
In realtà la pianificazione ha generato anche a Prato aree urbane assolutamente corrette come le PEEP o aree coerenti come il lungo fiume di Viale Galilei solo per citare due esempi.
Comunque, come ho già detto, credo che l'impostazione burocratico-quantitativa della normativa vigente debba essere superata da una visione sul progetto, ovvero su come si modifica fisicamente il territorio piuttosto che normare esclusivamente i numeri della trasformazione.
In realtà negli ultimi anni le diverse commissioni del Comune di Prato hanno posto questioni anche qualitative sui progetti, ma il mio è un ragionamento più generale che investe la normativa nazionale e regionale.

h) Come giudica, da questo punto di vista, ad esempio, la politica urbanistica dei cosiddetti Piani di Recupero ovvero le demolizioni con ricostruzione a volume uguale di edifici artigianali ed industriali che si è sviluppata (ed ancora è in corso) a Prato dagli anni '90 ad oggi?

La questione dei piani di recupero di Prato e di come sono stati interpretati – piano di “recupero” dovrebbe recuperare l'esistente - va vista nel contesto economico della città degli anni '80.
Credo che nasca proprio  in quegli anni infatti la richiesta da parte del sistema produttivo tessile di realizzare un distretto meno disperso e più concentrato fisicamente: il Macrolotto 1 è la risposta a questa esigenza.
In fondo stava cambiando il tessuto sociale e si iniziava a sentire la necessità di spostare le attività industriali inserite nella città al di fuori di essa.
Per rendere economicamente plausibile tale trasferimento che, evidentemente, sarebbe stato molto gravoso, le aziende vennero agevolate nella decisione da indici fondiari molto alti che garantivano livelli di rendita elevatissimi.
Ecco credo che quella sia stata una fase decisiva per Prato: il comune dette l'incarico ad un gruppo di ricercatori della facoltà di architettura di Firenze(guidati da Prof. Alberto Breschi) di fare una  archiviazione e verifica degli elementi caratterizzanti degli edifici industriali più rappresentativi del tessuto edilizio pratese e della vallata; successivamente gli stessi ricercatori proposero delle modalità di trasformazione degli stessi complessi edilizi improntate a criteri di progettazione estremamente innovativi, che si stavano sperimentando in diversi paesi europei e negli USA.
Quelle ipotesi metodologiche furono ignorate e le trasformazioni delle aree industriali -le prime ad esserlo furono proprio quelle ritenute esemplari dalla prima ricerca- hanno prodotto enormi condomini che, sicuramente, hanno ben poco della qualità insediativa, della complessità spaziale, delle soluzioni tecnologiche e molto spesso decorative che caratterizzavano quei complessi  industriali pratesi.
E' successo che, in assoluta buona fede, si è ritenuto che l'unica questione veramente importante fosse quella del distretto tessile e delle conseguenti ricadute di cui ha beneficiato il territorio pratese (lavoro, benessere economico e sociale diffuso, etc.) , lasciando in secondo piano tutti gli altri aspetti. Dico in buona fede, perchè questo territorio ha sviluppato una realtà economica eccezionale, quella del distretto tessile, che è stata, giustamente, il faro di ogni scelta per molti anni.
Purtroppo quelle decisioni non hanno tenuto conto del tempo medio-lungo, nel senso che le trasformazioni economiche e sociali che erano in atto a livello globale esistevano già, ma sopratutto non si è avuto la lungimiranza di dotare la città di trasformazioni di alta qualità urbana ed architettonica che oggi, ad esempio, sono la base sulla quale molte città europee impostano il loro marketing territoriale (tra tutte Barcellona e Bilbao) e che rappresentano elementi di richiamo che determinano l'insediamento, in queste città, di creativi che giungono da tutto il mondo. Per capirci la città contemporanea “bella” attrae investimenti e persone: Manchester anche grazie ad operazioni di rinnovo urbano delle sue aree industriali dismesse, è divenuto un centro di grande attrazione per imprese di design, comunicazione, ICT ed alta tecnologia.
Prato poteva trovare una sua strada e l'eccezionale trasformazione della Campolmi, che è immediatamente divenuto un nuovo polo urbano di interesse collettivo, che ha rilanciato un intero quartiere, lo sta a dimostrare. 

i) E' stato recentemente approvato il nuovo PS del comune di Prato. Che idea se ne è fatto?

Devo confessare che ritengo di conoscerlo troppo poco per poter fare delle valutazioni.

l) Si è assai discusso, specie in occasione della proposta di abolizione della Provincia, della cosiddetta area metropolitana o area vasta. Ovvero, per quanto ci riguarda, il territorio delle province PO-FI-PT. Non crede che sarebbe questo il corretto ambito di formazione delle previsioni urbanistiche? Si tratta dell'area più importante della Toscana, popolata da metà degli abitanti, ma, a ben guardare, di un territorio assai ridotto di dimensione, uniforme e delle dimensioni demografiche di una media città europea. Ha senso nel 2013 agire come se Capalle o Ponte all'Agna fossero ancora confini invalicabili?

Spero che i miei figli studieranno nei libri che esistevano così tanti comuni nella piana!
L'area metropolitana è semplicemente una realtà quotidiana per gli abitanti della piana, ritengo che sia solo a questo livello che le differenti realtà di cui si compone potranno trovare una propria vera collocazione strategica.
Ad esempio Prato non è meno di Firenze, è diversa. 
Quindi credo che operare sull'area vasta permetta di sviluppare le peculiarità delle singole parti nella logica di dare una forma concreta da un punto di vista amministrativo ad una rete che già esiste.
A livello europeo le politiche di sviluppo dei prossimi anni e, di conseguenza anche i finanziamenti, individuano nella “città” ed in particolare nelle aree metropolitane i luoghi privilegiati nei quali si generano relazioni su molteplici livelli.
La sfida vera dell'area metropolitana della Piana è quella che effettivamente si tratta di una rete con almeno tre centri urbani importanti e con numerosi altri di grande interesse: si tratta quindi, partendo da esperienze europee esistenti, di individuare un modello amministrativo innovativo, che non dimentichi che in Italia sono nati i Comuni, ma che allo stesso tempo pensi prima di tutto al benessere dei cittadini, al loro stare insieme, alla bellezza del costruito e del territorio aperto, alla nuova attrattività anche in relazione agli investimenti che un territorio come questo può generare.

m) Tra le altre grandi questioni che Prato dovrà affrontare una, grossissima, verrà immediatamente a scadenza. Con il trasferimento del MeD al NOP di Galciana verrà liberata l'area ex ospedaliera! Quali previsioni d'utilizzo le sembrerebbero più coerenti per la città e per quel segmento di centro storico? 

E' molto positivo che, alla fine, si sia aperto un dibattito pubblico sull'argomento. 
Credo che sia un'occasione storica per la città di Prato e, quindi, spero che sia valutata con grande attenzione, tenendo a riferimento tematiche a livello di area metropolitana e che possano introdurre in città benefici nel periodo medio-lungo.
Premetto subito che credo sia il luogo ideale per una funzione “forte”.
Credo che l'occasione di una riflessione collettiva su questa area, possa essere un specie di “banco di prova” per la redazione di un vero Piano Strategico per Prato. Uno dei problemi generali dell'Italia è che da troppo tempo si affrontano le scelte nella logica dell'emergenza e, comunque, senza un quadro di riferimento complessivo che definisca le problematiche, operi delle scelte sulle ipotesi di sviluppo, sulle strategie per conseguirli ed effettui un monitoraggio sulle azioni che si stanno intraprendendo per raggiungere gli obiettivi strategici fissati. In Cina la visione politica generale si muove su scenari a 50 anni, con  piani operativi a 20 anni.
Se a Prato ci fosse un Piano Strategico efficace -come quello ad esempio di Torino- probabilmente sarebbe più chiaro cosa fare in quell'area, perchè si dovrebbero perseguire gli obiettivi ed i temi sviluppati nel Piano: cosa vuole diventare Prato nel 2020-30?
Allora la questione dell'area MeD non può semplicemente essere affrontata come un problema di quell'area in questo momento, ma come una questione che investe il ruolo di Prato nell'area metropolitana e che porti nel territorio benefici nel medio-lungo periodo.
Per me Prato potrebbe ambire a divenire uno dei poli internazionali più importanti sul tema del riciclo. Il re-cycle sta diventando una filosofia di vita nel mondo e sta aprendo scenari di mercato enormi (architettura, urbanistica, interior design, design, moda, arte, nuovi materiali, edilizia,etc.): Prato, come ci ricorda Malaparte ne i “Maledetti Toscani” è la patria del riciclo. 
Già numerose iniziative culturali e di promozione del distretto lavorano su questo argomento -La Casa del Terzo Millennio, Rethinking the Product, Cardato Regenerated CO2 Neutral, Officina Re-Think, etc. -, esistono anche numerose aziende operanti nel settore e la vicina Corte di Via Genova  assieme ad Officina Giovani agli ex Macelli fanno del comparto urbano a sud del MeD la SoHo di Prato.
Un polo significa concentrare iniziative e finanziamenti pubblici e privati verso un obiettivo comune che apra scenari nuovi e che abbia una prospettiva di sviluppo di nuove attività economiche nel territorio.
Mi immagino un polo con centri di ricerca pubblici e privati, facoltà o singoli dipartimenti di università nazionali ed estere (moda, tessile, architettura, design, ingegneria dei materiali, arte, etc.), centro espositivo, sedi aziendali, incubatori di impresa, spazi per co-working, uffici professionali e di consulenza, showrooms, residenze temporanee, ostelli, ristoranti e locali: insomma un pezzo di città dinamico, in grado di espandersi in altri comparti urbani, di attirare a Prato nuove professionalità ed aprire o ampliare nuovi settori produttivi e di mercato.
Cioè sto parlando di un'ipotesi che agisce nel medio-lungo periodo e che tenta di introdurre un tema di innovazione nello sviluppo di Prato, ma che parte dal suo DNA: per esempio un polo di questo tipo a Firenze non avrebbe senso.
E' chiaro, quindi, che l'orizzonte è quello del comparto urbano generale che va dal Centro Storico alla Declassata e che potrebbe espandersi nel tempo al Macrolotto Zero. E' evidente che un polo del re-cycle fondamentalmente deriverebbe dal recupero dell'esistente, in particolare degli edifici industriali presenti nel comparto urbano ed in attesa di una nuova destinazione, per cui a questo punto l'area all'interno delle mura potrebbe diventare un parco urbano con alcune funzioni del polo in grado di interfacciarsi con quelle del centro storico. 
Ma questa è una proposta, come ce ne sono altre: la vera sfida è definire la cornice generale all'interno della quale l'area MeD possa diventare il tassello di una strategia complessiva e coerente di sviluppo (sostenibile) del territorio nel medio periodo.

Fine

VIA PISTOIESE (CHINATOWN)









La ripresa dell'attività politica in città ha coinciso con l'assemblea di ieri sera alla Circoscrizione Prato Centro. Organizzata dal consigliere comunale del gruppo Misto (ex PDL, ex Prato Libera e Sicura..) Giancarlo Auzzi per discutere dei problemi del Macrolotto zero (Via Pistoiese e dintorni, ovvero Chinatown...). Presente il sindaco Roberto Cenni (...in splendida forma psicofisica. Abbronzato quanto basta. Nessun congiuntivo sbagliato...) Il vicesindaco Goffredo Borchi (..pettinatissimo..). Gli assessori Milone e Mondanelli. Presente pure il presidente della Circoscrizione Prato Centro Massimo Taiti. Molti giornalisti. Nessun esponente dell'opposizione. Pochi i consiglieri comunali (oltre Auzzi, Vittorio Lana e Fulvio Ponzuoli). Presente in forze ASM SpA. Con il presidente Alessandro Canovai (...pare ci fosse anche il vicepresidente Massimo Papi..nessuno ha saputo però indicarcelo..) ed il direttore Sandro Gensini (assente, giustificato, solo il consulente Maurizio Bettazzi). Oltre un centinaio (200 per gli organizzatori, 75 per la Questura..) i cittadini che hanno risposto alla chiamata alla discussione. Ben vispa la nostra D'Urso preferita: Claudia. Qualche intruso (la Lorena Bovicelli, ad esempio, attratta, pare, da una voce, rivelatasi poi un vero e proprio fake, che voleva fossero presenti in sala anche deliziose specialità culinarie cinesi..) Molti gli iscritti a parlare. Dopo una breve introduzione del Sindaco Cenni ed una "velenosa" precisazione a "tendenziose" notizie giornalistiche del vicesindaco Borchi, il presidente riconfermato di ASM Canovai ha illustrato ai presenti, con dovizia di particolari e diavolerie elettroniche, i programmi dell'azienda per la pulizia e il decoro del Macrolotto zero. Canovai ha proposto di "legalizzare" le tantissime scritte sui muri invitando la comunità cinese a scrivere le loro tradizionali comunicazioni su degli appositi ta-tse-bao predisposti da ASM!! Canovai, inoltre, ha invitato i cittadini a seguire l'esempio delle due signore che l'altro giorno hanno ripulito le fioriere di Via Marini/Via Pistoiese. La formula di Canovai per tenere pulita la città è antichissima e recita: "Se ogni cittadino tiene pulito davanti a casa sua, tutta la città sarà pulita e splendente.." Già, ma allora ASM che farebbe??......................................................
Fine della cronaca (ore 22.30) per abbandono della riunione! Da altre parti leggerete (leggeremo) proseguimento e fine dell'incontro! 

MATTEO BIFFONI


"Tutto cambia affinché nulla cambi", dice Don Fabrizio, principe di Salina, al cavaliere Chevalley di Monterzuolo (near Montezemolo..) sceso in Sicilia per "fare" la "nuova" classe dirigente del nuovo Regno d'Italia. Straordinaria l’attualità del “Lodo Gattopardo” a Prato. Antonello Giacomelli e Benedetta Squittieri, braccio destro di Dario Franceschini il primo, ex segretaria provinciale la seconda, fedelissimi di Bersani finché aveva il potere e da questo allontanatisi una frazione di secondo dopo la perdita di quel potere, ora diventano renziani. Proprio alla vigilia, guarda caso,  della probabile e annunciata vittoria di Renzi (Civati, Cuperlo e Pittella permettendo...) nel, non ancora certo, congresso del PD. Siamo sicuri che nel giro di poche ore la gran parte del partito a Prato (vassalli, valvassori, valvassini, ecc.) diventerà renziana!!
Al renziano doc onorevole Matteo Biffoni chiediamo: come mai Renzi, da sempre, almeno nelle dichiarazioni, contro il finanziamento pubblico dei partiti, ha cessato di parlarne di questo argomento appena i Radicali hanno iniziato la raccolta di firme per il referendum per la sua abrogazione? Come mai Renzi ieri a Genova ha detto: “Farò salti di gioia quando sarà cancellata la Bossi-Fini”? Non lo sa che stiamo raccogliendo firme per l’abrogazione della Bossi-Fini? Ancora a Biffoni, così come agli altri amici e compagni "renziani" chiediamo: come mai non firmate nessuno dei 12 referendum dei Radicali? Forza Matteo. Mettici la faccia!! Anzi, mettici una firma!!


Comitato Pratese per i Referendum



 

CASO MORANINO

CAOS MEDIORIENTE

RADIO CARCERE

SOLE (47)


martedì 3 settembre 2013

RADICALI, PD, BERLUSCONI E REFERENDUM


Hanno dettato e stanno dettando "scandalo" in alcuni settori del PD e tra frange di militanti anche numerose le firme che Silvio Berlusconi ha apposto domenica scorsa in calce a tutti e dodici i referendum radicali. Diversi dirigenti e molta "base" dei democrats hanno interpretato quel gesto come un "tradimento" (?) dei radicali rispetto a non sappiamo cosa!
I commenti negativi, ironici si sono sprecati; sui social media frizzi e lazzi nei confronti dei radicali si sono moltiplicati. Evidentemente quelli più in buona fede tra dirigenti e militanti presumono che le firme di Berlusconi in calce ai referendum possano prefigurare accordi politici futuri. Vi sono stati anche episodi di vera e propria intolleranza ai limiti dello squadrismo. A Cortona, ad esempio, il banchetto dei radicali aretini, ovviamente concordato con i responsabili, è stato fatto "sloggiare" in fretta e furia dalla locale Festa del PD!!
Ora, a parte che non esiste, se non nella mente di qualche psicolabile, alcuna colpa nell'aver accettato la firma del cittadino Berlusconi per i nostri referendum è davvero singolare che un'accusa di "intelligenza col nemico" venga proprio da dirigenti e militanti di un partito che con Berlusconi sta dividendo responsabilità attuali di governo nazionale (per tacere di tutte le volte che in passato PD e Berlusconi sono stati "associati"...). Dovremmo forse ritenere che il voto che permette ad Enrico Letta di governare l'Italia è meno rilevante di 12 firme sui moduli dei referendum??
Ed ancora! Ma davvero cari compagni del PD ritenete vergognoso accettare le 12 firme berlusconiane in calce a 12 proposte autonome dei Radicali, nessuna delle quali, beninteso, può essere dichiarata un favore personale a Berlusconi, ed invece del tutto lecito promuovere, come ha fatto il governo Letta (dopo mesi di campagna contraria anche da parte di esponenti governativi del PD-vero Fassina?....- ) una norma sull'IMU che consente al Cavaliere d'Arcore di mantenere una sua precisa proposta elettorale? Non dovreste essere proprio voi a dovervi vergognare per aver esentato dal pagare l'IMU anche la parte ricca e ricchissima dei cittadini italiani??
Tuttavia queste "accuse" da parte di settori del PD ci paiono anche l'occasione giusta per ripercorrere, brevemente, i rapporti tra il partito di Epifani ed i Radicali Italiani.
In occasione dell'ultima vittoria elettorale del centrosinistra (Prodi 2006) i Radicali, insieme ai Socialisti Italiani, dettero vita alla "Rosa Nel Pugno". E furono determinanti nella vittoria, peraltro assai risicata al Senato, di Romano Prodi. Le liste "pugnanti" ottennere circa 1.000.000 di voti ed il 2,6% dei consensi! Un risultato superiore all'IDV di Tonino Di Pietro, ai Verdi ed al Partito dei Comunisti Italiani. Una percentuale che collocava la RnP al terzo posto nella coalizione del centrosinistra prodiano! Ma, a detta dei dirigenti socialisti d'allora, deludente rispetto alle (loro) aspettative. Tant'è che decretarono la fine della RnP. Alle successive elezioni politiche del 2008, Veltroni conducador del PD a vocazione "maggioritaria", i Radicali riuscirono, dopo una estenuante bagarre con la dirigenza democrat riunita nel famoso Loft romano, a strappare l'inserimento di alcuni loro militanti nelle liste dello stesso PD. Veltroni, e soci, non accettarono alcun accordo che prevedesse la Lista Radicale autonomamente presente nella coalizione. Solo all'IDV di Tonino di Pietro i lungimiranti dirigenti democrats dettero questa possibilità. C'era di mezzo la promessa di Di Pietro di sciogliere, subito dopo le elezioni, il suo partito per farlo confluire nel nuovo PD. Promessa, ovviamente, mai mantenuta. Di Pietro incassò il successo dell'IDV e fece marameo a Veltroni e compagni! Per via di alcune fortunatissime combinazioni i Radicali portarono in Parlamento 6 deputati e 3 senatori. Che pur rimanendo all'interno dei gruppi del PD, dettero vita, consensualmente, ad autonome delegazioni. I nove parlamentari, a detta della stragrande maggioranza degli altri parlamentari del PD si dimostrarono leali, sinceri, propositivi ed assai attivi. 6 o 7 di loro sono ai primi posti delle apposite classifiche parlamentari per presenze ed attività svolte! L'unico punto di contrasto vi fu in occasione di una votazione sulla fiducia al governo Berlusconi. In quell'occasione i gruppi PD avevano dato l'ordine ai propri deputati di non partecipare alle votazioni. L'idea era quella di provare a far mancare il numero legale e, per quella via, ottenere le dimissioni del Governo. La delegazione dei deputati (6) Radicali, dichiarandolo preventivamente ed apertamente, ritenne invece opportuno essere presente ai lavori della Camera. Meritandosi, per questo atteggiamento, l'appellativo di "merde" da parte dell'ideologa della Val di Chiana e "vergine" di Sinalunga, Rosi Bindi. Tuttavia la presenza dei sei Radicali fu del tutto ininfluente. La maggioranza riuscì, grazie anche ai fuoriusciti dall'IDV Razzi e Scilipoti, a garantirsi da sola il numero legale ed a votare la fiducia a Berlusconi. Si arriva così alle elezioni del febbraio 2013. Il PD, con il segretario Pierluigi Bersani, non rinnova l'accordo con i Radicali. Perchè, sostenne l'uomo di Bettola, "....vogliamo che la prossima legislatura scorra via tranquilla". Le ultime parole famose.... Lo sventurato segretario non soltanto non vinse le elezioni, come sappiamo, ma non riuscì neppure nella facile impresa di imporre Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica. 101 franchi tiratori, nel segreto dell'urna ed a volto ben coperto, fecero la festa all'ex presidente del consiglio.    
I Radicali, pertanto, hanno ripreso, del tutto legittimamente, la loro autonoma attività politica. Anche presentando le 12 proposte referendarie della campagna ancora in corso. Dunque non si capisce neppure qual'è il senso della critica che ci viene portata. O meglio, lo si capisce solo e soltanto se si pensa a quello che, secondo il PD, dovrebbe essere la sorte dei Radicali: scomparire dall'orizzonte politico italiano....Ovvero suicidarsi, fare harakiri, oppure stare buoni e fermi in un angolino aspettando la linea che Epifani, Bindi, Franceschini o Fassina vorranno indicare a tutta la sinistra italiana. Ma aspetteranno molto tempo ancora. Ed invano!!

VALERIO BARBERIS (PRIMA PARTE)




a) Prof. Barberis, professor Valerio Barberis, Lei è un docente di progettazione architettonica presso l'università di Firenze. Ma svolge anche la sua attività di architetto quale socio dello studio pratese MDU. Che oltre a lavorare a Prato, avete firmato la sede della nuova CCIAA, lavora spesso all'estero. Ci vuol spiegare quali differenze, secondo il suo punto di vista teorico e pratico, ha trovato nel lavorare in Italia ed in taluni paesi stranieri?

L'Italia è un paese fermo. 
Ci sono anche realtà che si sono mosse o che si stanno muovendo da noi (penso a Milano, Torino, Genova), ma sostanzialmente l'impressione che si ha quando si va all'estero e poi si torna in Italia è questa.
Con il mio studio partecipiamo a concorsi di progettazione in diversi paesi europei e stiamo realizzando un grosso progetto in Cina, alla quale ci siamo avvicinati dal 2004, comunque il nostro ambito di lavoro è fondamentalmente l'Italia.
In Italia il lascito del passato, la città storica, rappresenta un'indiscussa eccezionalità a livello internazionale, ma allo stesso tempo non si è più in grado di affrancarsene. E' come se non si volesse ricordare che quel lascito ha rappresentato nel momento in cui fu fatto una straordinaria innovazione. 
La cosa interessante è che “respirare” questa cultura materiale e paesaggistica diffusa fin dall'infanzia è uno strumento di conoscenza formidabile, che permette di formarsi una sensibilità ed una cultura estetica impensabile in altre realtà.
Il nostro tentativo attraverso i progetti, come MDU architetti, è quello di tentare una “collisione” tra questa storia straordinaria, che in Italia è presente ovunque, e la contemporaneità. Parliamo proprio di “collisione” nel senso che non ci interessa una sintesi, ma ci affascina molto di più mettere insieme le cose per produrre qualcosa di nuovo, una specie di corto-circuito concettuale.
Quello che cerchiamo di fare, in fondo, è superare la storia.
Ad esempio nella Camera di Commercio di Prato, che hai citato, il tentativo è rappresentare le dinamiche di una realtà in trasformazione come è quella di Prato. Abbiamo mantenuto intatto l'edificio industriale esistente che, di per sé, è una manifestazione concreta della parola “memoria collettiva” e che immediatamente ricorda la storia del distretto tessile, ma allo stesso tempo l'abbiamo avvolto con una rete metallica che opera una metamorfosi: a secondo del punto di vista si può vedere l'edificio industriale esattamente come era con tutti i suoi elementi architettonici (le finestre, i grigliati, le decorazioni, etc.), ma appena ci si sposta il tutto diventa un monolite di bronzo con un'unica apertura “trasparente”, quella della sala del Consiglio. E ciò che avvolge l'edificio è un “tessuto” metallico (non poteva essere che così a Prato) che ancora, a secondo del punto di vista diventa trasparente come un velo di seta o completamente opaco. Quindi, come vedi, Prato è sempre presente in questo progetto: la Prato del passato, del presente e, noi speriamo, del futuro.
A questo punto direi che noi siamo progettisti italiani, nel senso che la nostra poetica nasce qui, proprio dal confronto inevitabile con la storia e con la contemporaneità.
In molti paesi stranieri, anche europei, tutto questo passato semplicemente non esiste, o comunque non esiste la cappa opprimente che in Italia nel corso del '900 si è generata in nome di questo.

b) A differenza di altri paesi europei, ad esempio la Francia, l'Italia non ha mai provveduto a dotarsi di una normativa urbanistica efficace, unitaria e coerente procedendo, spesso, per approssimazioni successive. Non crede che sia anche questo uno dei motivi del "disordine" urbanistico del nostro paese?

Direi proprio di sì. 
Siamo uno dei paesi più normati, ma tutto questo si è tradotto quasi esclusivamente in burocrazia quantitativa che auto-giustifica sé stessa.
E' come se ci si fosse dimenticati che la città procede per elementi concreti che occupano uno spazio e che, a loro volta generano a terra spazi pubblici e privati: si deve ri-cominciare a pensare a come sono fatti questi “elementi”. 
L'approccio burocratico-quantitativo deve lasciare il posto ad un approccio qualitativo.
La disciplina urbanistica nella sua evoluzione più aggiornata sta affrontando questioni che riguardano la scala regionale, cercando di delineare delle strategie di sviluppo o di recupero del territorio che non hanno niente a che fare con i Regolamenti Urbanistici delle nostre città.
Personalmente credo che ci debba essere una Pianificazione alla scala Regionale (regionale in senso europeo) seguita alla scala dei comuni da una Pianificazione Strategica stringente, che operi delle scelte precise e chiare, in grado di veicolare nel medio-lungo periodo tutte le scelte che riguardano un territorio (economiche, culturali, sociali, urbanistiche, etc.) e che poi si passi la parola ai progetti (masterplan e progetti architettonici).
L'urbanistica oggi non esiste come disciplina indipendente, la realtà contemporanea è complessa e necessita di strumenti che mettano insieme molteplici conoscenze per la comprensione del reale e la sua trasformazione e già oggi per la redazione di un piano urbanistico esiste un approccio multidisciplinare. Tutto questo, però, deve essere guidato dall'alto da una visione olistica, ovvero il progetto, rispetto alla quale la qualità del vivere (con tutto quello che ne deriva) e la sostenibilità ambientale devono essere i poli di riferimento.
In fondo in molti paesi europei si è continuato nel corso del novecento a progettare la città, ovvero a pensare la sua trasformazione fisica , piuttosto che a procedere alla divisione del territorio in aree funzionali omogenee (la pratica dello zoning) ed a definire le quantità ammissibili di questa trasformazione come è avvenuto in Italia. Per fare un esempio: quantitativamente 1.000 mq di “area verde” possono essere indifferentemente sia un'aiuola larga 2 metri e lunga 500, sia un piccolo spazio verde di 50x20 metri, ma qualitativamente non sono la stessa cosa. E , a sua volta, lo stesso spazio verde di 50x20 m può essere un parco urbano con aree di sosta, gioco, ombreggiate da alberi,  oppure un prato lasciato andare.

c) Concorda con l'osservazione che dopo il ventennio fascista non si sono più realizzate in Italia opere che fossero per lo meno alla pari con quelle degli architetti che operarono sotto il regime mussoliniano tipo Piacentini, Terragni, Libera, Figini, Pollini, Michelucci ecc.??

Assolutamente no.
Anzi in Italia è proprio nel dopoguerra che si è formata una scuola di progettisti, tra cui anche quelli operanti nel ventennio, la cui ricerca innovativa  ha influenzato future generazioni di architetti a livello internazionale. Il boom economico italiano corrisponde all'unica fase del '900 in cui da noi l'innovazione è stata messa nella condizioni di operare, è il momento nel quale si forma addirittura il concetto di “made in Italy” che, ricordiamocelo legava a temi di innovazione assoluti, con argomenti della tradizione italiana. Credo che la figura di Olivetti incarni e sintetizzi benissimo questa fase.
L'Italia ha prodotto numerosi momenti “epici” di formazione e proliferazione di dibattito culturale che si sono irradiati nel mondo.
Penso ai gruppi del  periodo radicale fiorentino degli anni '60-'70 le cui ricerche sono la base culturale di tutte le cosiddette archistar contemporanee ed i cui archivi, sigh, sono (quasi) tutti stati acquisiti da istituzioni culturali straniere (primo su tutti il Centre Pompidou).
Penso all'esperienza di Aldo Rossi che in tante facoltà italiane è divenuto una specie di religione, travisandone completamente il senso profondo del messaggio, ma che all'estero sta alla base della ricerca di numerosi architetti, a partire da Herzog & de Meuron in Svizzera e da Steven Holl negli Stati Uniti.
Penso infine a Renzo Piano un vero “maestro”.
Mentre scrivevo mi sono reso conto che i progettisti di cui ho parlato segnano una trasformazione: nel dopoguerra sperimentano in Italia costruendo le loro opere, progressivamente chi fa innovazione in Italia viene sempre più escluso dalla costruzione del territorio.
E questa trasformazione è evidente anche nelle vicende dell'esempio che ho citato: quello che succede dell'Olivetti nel passaggio da Adriano Olivetti a De Benedetti è lo specchio tragico di un passaggio di un'Italia che innova nel mondo ad una chiusa in sé stessa e nelle sue (piccole) clientele.

d) Tutte le città italiane hanno una comune caratteristica: solo i centri storici hanno mantenuto una loro intrinseca qualità. Tutto il resto del costruito appare come un informe ed a volte orribile, sia dal punto di vista urbanistico che sociale, accrocchio disordinato di edifici senza alcuna qualità. Concorda?

Mi sembra che sia un'affermazione che generalizzi ma che allo stesso tempo sia condivisibile per tutto quello che è successo nel dopoguerra.
Nel senso che esistono anche eccezioni a questa descrizione desolante, ma che quantitativamente rappresentano una percentuale irrisoria di quello che si è costruito dagli anni '50.
Un'eccezione abbastanza rappresentata in Italia a questo panorama è la città ottocentesca, che fisicamente si è sviluppata al di fuori della mura rappresentando, da un punto di vista storico, proprio il superamento e l'andare “oltre” la città chiusa. 
Altra eccezione è in alcune realtà la città “liberty” che ha prodotto numerosi quartieri borghesi di grande qualità.
Per il resto direi che l'ultima fase che ha lasciato diffusamente in Italia aree urbane che siano in grado di rappresentare di una fase storica sia la città del Ventennio. 


e) A questo proposito il prof. Aldo Loris Rossi dell'Università di Napoli avanza spesso la sua proposta di procedere alla rottamazione degli edifici costruiti negli anni '50 e '60 nelle nostre periferie perchè senza alcuna qualità architettonica e non antisismici. Secondo Rossi tale rottamazione oltre a risparmiare territori vergini salverebbe anche migliaia di vite umane oltre a rendere più civile la convivenza. E' d'accordo?

Assolutamente d'accordo.
In Europa è ormai chiaro a tutti gli addetti ai lavori che il tema centrale del dibattito urbanistico ed architettonico sia quello del ripensamento della città costruita.
Nei paesi “emergenti” chiaramente il dibattito è diverso e va nella direzione di indagare le megalopoli.

 .....segue....

CLAUDIO POFFERI


Claudio Pofferi è nato a Prato. È dottore di ricerca in materie storico-giuridiche. Studioso di archeologia, ha approfondito negli ultimi anni questioni relative agli Etruschi e ha pubblicato vari articoli e libri sul tema.



Caro Vittorio, mi hai spedito questo post (http://liberamenteprato.blogspot.it/2013/09/comitato-provinciale-area-pratese.html) sulla questione dei reperti ritrovati nell'area di Gonfienti. 

Precisiamo che 1) la città etrusca di Gonfienti è nell'area del comune di Prato al confine con il comune di Campi Bisenzio e sicuramente si estende anche nell'area del comune di Campi Bisenzio. 2)I reperti etruschi dell'area di Gonfienti, come quelli del Bronzo Medio e Recente saranno collocati e visibili presso la Rocca degli Strozzi a Campi Bisenzio.
Premesso ciò credo che non ci sia niente da eccepire sulla collocazione a Campi Bisenzio, come niente da eccepire sulla collocazione dei reperti ad Artimino relativamente a quelli ritrovati nell'area. Credo sia profondamente sbagliato sollevare questioni di localismo perchè innanzitutto gli insediamenti etruschi, del Bronzo ed anche precedenti non erano divisi per comune, anzi devono essere visti in un contesto omogeneo della Piana fiorentina-pratese-pistoiese come mi pare aver indicato nei libri che ho scritto sulla questione.
Ben vengano quindi tutte le iniziative della Piana che dovrebbero forse essere maggiormente collegate per non scadere in un vieto localismo. Mi si permetta di dire una cosa sulla "pratesità". Io sono nato a Prato, mio padre, mio nonno ed il mio bisnonno erano pratesi e credo che Prato mai abbia passato un peggior momento nella sua vita. Solo riferendomi all'area archeologica di Gonfienti credo che prima l'amministrazione di sinistra, poi ancor più quella di destra si siano caratterizzati per una pochezza culturale inimmaginabile e non consentita ad una classe che si ritiene dirigente. Credo che siano gli amministratori pratesi più ignoranti ed inconcludenti mai visti. Negli ultimi quattro anni non è stato fatto niente se non ostacolare quel poco che poteva e voleva fare la Soprintendenza. In questa situazione criticare la Soprintendenza è demenziale, tutte le critiche vanno rivolte all'amministrazione pratese che di fatto è nemica, di ostacolo e contraria ad ogni intervento nell'area archeologica. (da FB)